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Lo space shuttle si prepara al pensionamento

20 aprile 2009

Ebbene si’, dopo quasi trent’anni di servizio il programma Space Shuttle sta per andare in pensione. La data prevista per il “decommissioning”, il ritiro dal servizio attivo, dei tre shuttle operativi rimanenti e’ il 2010, ovvero l’anno prossimo. Da adesso ad allora sono previste solamente 9 missioni!

La prima missione vera e propria (denominata STS-1) del programma Space Shuttle decollo’ dal centro spaziale J.F. Kennedy in Florida il 12 aprile 1981 quando lo shuttle Columbia effettuo’ il primo volo orbitale, durante il quale svariate anomalie ebbero luogo, tra cui i quasi onnipresenti problemi agli scude termici, per poi atterrare “sano” e salvo il 14 aprile alla Edwards Air Force Base in California.

Da quel momento ad oggi, i cinque shuttle della flotta attiva (Atlantis, Challenger, Columbia, Discovery ed Endeavour) hanno compiuto 134 missioni orbitali e hanno subito un numero notevole di aggiornamenti tecnici per far fronte a problemi o per migliorare l’avionica, ovvero l’insieme di strumenti di controllo del volo (dagli anni ’70 ad oggi i computer hanno subito qualche evoluzione ;-)).

La storia dello Space Shuttle ha anche degli episodi drammatici come i due famosi disastri del 1986 e del 2003, ma anche un certo numero di catastrofi mancate (di poco). Nel 1986 lo shuttle Challenger esplose 73 secondi dopo il decollo a causa del danneggiamento di una guarnizione durante il decollo. In questo disastro morirono tutti i membri dell’equipaggio (tra cui anche una maestra, presente per la prima missione “teacher in space”). A causa di questo evento il programma Space Shuttle subi’ una battuta d’arresto durata 32 mesi, durante i quali una commissione di esperti, tra cui il premio nobel e celebrato professore di fisica Richard Feynman, fecero luce sulle cause del disastro.

Nonostante le precauzioni adottate in seguito agli eventi del 1986 e alle modifiche tecniche per prevenire simili catastrofi, nel 1988, durante la missione STS-27, la terza dopo il disastro, venne sfiorata di nuovo la tragedia. Questa volta la causa furono alcune delle piastrelle che costituiscono lo scudo termico nel lato inferiore dell’Orbiter: durante il decollo, un numero elevato di esse fu danneggiato; gli astronauti si resero conto del danno utilizzando uno degli strumenti di bordo, un braccio robotico con telecamera. A causa, pero’, del fatto che la missione fosse coperta dal segreto militare (gli astronauti dovevano immettere in orbita un satellite spia), le immagini del danno furono trasmesse a terra pesantemente cifrate, cosa che ne causo’ la degradazione della qualita’. I tecnici a terra non furono, quindi, in grado di fare una stima accurata del danno e non lo ritennero grave. Fortunatamente durante il rientro, il momento in cui lo scudo termico e’ maggiormente sollecitato, solo alcune piastrelle furono perforate completamente e, ancora piu’ fortunatamente, il danno avvenne in zone della carlinga in cui l’eccesso di calore non provoco’ una reazione distruttiva.

Questo disastro mancato, purtroppo, non servi’ ad evitare l’altro grande disastro del programma Space Shuttle. Il primo febbraio 2003 l’orbiter dello shuttle Columbia si disintegro’ durante il rientro in atmosfera. La catastrofe fu causata, in questo caso, da un pezzo della schiuma protettiva del serbatoio esterno (quello arancione da cui l’orbiter si stacca alla fine della procedura di uscita dall’atmosfera). Questo pezzo di schiuma si stacco’ dal serbatoio durante il decollo e colpi’ il fronte d’attacco dell’ala sinistra dell’orbiter, danneggiandone lo scudo termico. Il danno fu notato dai tecnici al suolo quando un filmato del decollo fu analizzato il giorno seguente, ma la direzione della NASA non prese nessuna decisione per approfondire le analisi, anche perche’ ritennero che, anche nell’eventualita’ di danni ingenti che mettessero a repentaglio la salvezza degli astronauti, non si sarebbe potuto fare niente per salvarli: a bordo non c’era l’attrezzatura necessaria ad effetuare riparazioni extra-veicolari e mandare una missione di recupero avrebbe richiesto troppo tempo. In realta’ lo shuttle Atlantis era quasi pronto per un lancio e una missione di salvataggio sarebbe stata possibile, ma la possibilita’ non fu presa in considerazione. Il rientro fu, quindi, pianificato secondo le normali procedure, ma durante le fasi di decelerazione nell’atmosfera la comunicazione con l’equipaggio termino’ improvvisamente e pochi istanti dopo l’orbiter esplose in quota, uccidendo l’equipaggio.

In seguito a questo secondo disastro, le procedure della NASA furono modificate per garantire livelli di sicurezza maggiori. Ora tutte le missioni che non contemplino l’attracco alla stazione spaziale internazionale (che puo’ fornire un maggiore periodo di permanenza in orbita all’equipaggio), vedono la preparazione di due shuttle, uno per la missione vera e propria e uno pronto per una possibile missione di salvataggio. Proprio ora al Kennedy Space Center vi sono due shuttle pronti per il decollo: Atlantis sulla rampa 39A, pronto per una missione di riparazione del telescopio spaziale Hubble, e Endeavour sulla 39B per sicurezza.

Una curiosita’: quello che normalmente viene definito “Space shuttle”, ovvero il veicolo bianco e nero dotato di ali e coda, in realta’ e’ l'”Orbiter”. Space Shuttle e’, infatti, il nome dell’intero veicolo, costituito dall’Orbiter, il serbatoio esterno e i due razzi propulsori. Durante il decollo questi ultimi tre componenti vengono sganciati e solo l’orbiter entra… ehm… in orbita.

Dopo il disasrto del 2003 vi sono state ancora diverse missioni spaziali che hanno visto l’utilizzo dei tre rimanenti shuttle operativi, come mai si e’ deciso di mandarli in pensione? Il motivo non e’ legato tanto alla sicurezza dei voli orbitali con lo shuttle, quanto, come al solito, ai costi. Gli shuttle cominciano ad avere una certa eta’ e molte delle ditte a cui era stata commissionata la costruzione di vari componenti fondamentali degli shuttle non esistono piu’. Questo comporta un incremento spropositato dei costi di reperimento dei pezzi di ricambio. Di conseguenza si e’ deciso di sospendere l’intero programma. Cosa succedera’ al ritiro degli shuttle? Un programma alternativo, denominato Constellation, prendera’ il posto dello shuttle. In questo caso, la NASA ha deciso di optare, come l’ESA e l’agenzia russa, per vettori non riutilizzabili, cosa che, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, abbassa i costi. L’agenzia spaziale americana prevede che i primi veicoli potrebbero essere pronti non prima del 2014, cosa che ha provocato svariate polemiche negli Stati Uniti e che costringera’ la NASA ad appoggiarsi all’ESA (attraverso i vettori Ariane), all’agenzia russa o ai nascenti servizi orbitali commerciali come SpaceX

3 commenti leave one →
  1. p3nnut0 permalink
    20 aprile 2009 22:07

    Com’è che danno la pensione allo shuttle e a me no???

Trackbacks

  1. …. and lift-off. Atlantis e’ partito per la sua missione di manutenzione di Hubble « Lo scettico errante
  2. Quando i destini si incrociano « Alchimie

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