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Lo sbarco sulla Luna, fatto o finzione?

16 luglio 2009

AGGIORNAMENTO [11.12.2009]: a quanto pare i nostri “amici” di Mistero (il vergognoso programma su Italia uno di cui avevo gia’ trattato in uno degli articoli piu’ quotati del mio blog) hanno deciso di seguire ANCHE questa fantateoria pseudoscientifica. Purtroppo (o meglio, per fortuna) non ho visto la puntata in questione, quella di venerdi’ scorso, ma Paolo Attivissimo, dall’occhio sempre attento, si’ e ha scritto un’ottimo post al riguardo che vi consiglio vivamente.


Si sta avvicinando il quarantesimo anniversario della missione Apollo 11, quella che ha portato Armstrong e Aldrin a lasciare le prime impronte umane (o, meglio, le prime impronte di qualunque cosa non fosse un pezzo di roccia vagante nello spazio) sulla Luna. Il missile Saturn V che ha condotto i tre uomini (Collins e’ rimasto sul Command Module in orbita attorno al nostro satellite naturale) fuori dall’atmosfera terrestre e’ decollato il 16 luglio di 40 anni fa (buon anniversario!!!) e 4 giorni dopo, il 20 luglio, e’ avvenuto lo storico passo…. o no?

Subito dopo, o forse anche prima, di quell’evento si sono diffuse teorie che contestavano l’avvenimento, affermando che l’intero “spettacolo” fosse stato registrato sulla Terra. Le motivazioni? Per gli Stati Uniti, la vittoria della “gara spaziale” con gli allora nemici sovietici. Non dimentichiamoci che appena 8 anni prima Gagarin fu il primo uomo nello spazio, battendo di poche settimane lo statunitense Shepard. Chi supporta questa teoria (Hoax Believers, o HB, in inglese) ritiene che gli americani non avessero la tecnologia o i soldi per portare a termine la missione, e, per evitare di perdere la faccia di fronte ai russi, decisero di inscenare la missione sulla Terra. La cosa piu’ curiosa e’ che i piu’ assidui sostenitori di questa teoria cospiratoria non furono e non sono i russi: molti, se non la maggior parte degli HB sono cittadini americani! Vi sono, ovviamente, sostenitori di questa teoria un po’ in tutto il mondo. Solo pochi giorni fa su Repubblica un articolo suggeriva la possibilita’ che la NASA avesse assunto non altri che Stanley Kubrik per dirigere le registrazioni del finto atterraggio. Purtroppo non riesco piu’ a ritrovare l’articolo ora.

A chi dobbiamo credere? Alla NASA che per 40 anni ha continuato a sostenere che lo sbarco sia avvenuto, oppure agli HB che sostengono di avere prove del contrario? Andiamo ad analizzare queste “prove” (grazie al solito Bad Astronomer, ma stavolta anche a Cumbrian Sky, per le informazioni e l’ispirazione):

  1. Non ci sono stelle nelle foto fatte dagli astronauti sulla Luna. Gli HB usano questa come una delle prove piu’ solide a favore della teoria che l’atterraggio sulla Luna sia stato costruito in studio. Analizzando le fotografie fatte dagli astronauti sul suolo lunare, in effetti, non si vedono stelle, ma un uniforme cielo nero. Non essendoci atmosfera sulla Luna, non si dovrebbero vedere le stelle anche di giorno? La risposta e’ SI’, una persona sulla Luna potrebbe, potenzialmente, vedere le stelle a qualunque ora. La parola chiave, in questo caso e’ “persona”, individuo, essere vivente. Una macchina fotografica e’ piu’ limitata, in questo senso. Chiunque abbia un po’ di esperienza con la fotografia, sa che per scattare buone immagini, oltre a mettere a fuoco, l’apparecchio deve “esporre”, ovvero decidere quanta luce far pervenire alla pellicola o al sensore, perche’ si formi un immagine sensata. Se decidessimo di esporre l’immagine per far vedere oggetti in ombra, gli oggetti fortemente illuminati risulterebbero sovraesposti, potenzialmente completamente bianchi e “illeggibili”. Contrariamente se decidessimo di esporre su qualcosa di fortemente illuminato, perderemmo i dettagli meno luminosi. Questo e’ proprio cio’ che accadde con le foto sulla Luna: gli astronauti volevano documentare la loro presenza, protetti da grosse tute completamente bianche e fortemente illuminate, sulla superficie lunare, le cui rocce e polvere chiara era altrettanto illuminata. Esponendo per rendere visibili i dettagli in una scena cosi’ illuminata, le stelle, molto meno luminose (anche sulla Luna le stelle non sono molto piu’ luminose di quanto lo siano sulla Terra in una notte buia e tersa) sono andate perse.
  2. Il Lunar Module atterrando avrebbe dovuto creare un cratere di cui, invece, non c’e’ traccia. Questa affermazione sembra supportata dai moltissimi atterraggi di astronavi cui abbiamo avuto modo di assistere guardando film di fantascienza: molto spesso l’astronave si avvicina al suolo ad una considerevole velocita’, poi vengono accesi i razzi al massimo e il velivolo si posa gentilmente sul suolo del pianeta, alieno o meno. Questa, pero’, e’ fantascienza! Cambiamo per un momento punto di vista: un aereo di linea, lasciamo perdere quelli militari, vola a velocita’ vicine a 1000 km/h durante il viaggio; avvicinandosi all’aeroporto e preparandosi all’atterraggio, pero’, il comandante riduce la velocita’, da quella di crociera ad una piu’ compatibile con l’atterraggio, e questo avviene molto prima dell’atterraggio stesso e non all’ultimo momento. Ovviamente anche Buzz Aldrin, pilota del Lunar Module, ha adottato la stessa tattica, sarebbe irresponsabile fare altrimenti, e ha rallentato considerevolmente la discesa quando era ancora lontano dalla superficie lunare. La ridotta forza gravitazionale e la mancanza di atmosfera (che ha reso meno concentrato il getto dei retrorazzi) hanno completato l’opera.
  3. Se durante l’atterraggio i retrorazzi hanno spazzato via la polvere sotto il modulo, com’e’ possibile che Armstrong abbia lasciato la storica impronta? In questo caso, come in altri, stiamo pensando in termini terrestri e non usando la fisica lunare. La nostra esperienza quotidiana ci dice che se soffiamo via della polvere mettendoci direttamente sopra ad essa, questa si spostera’ lateralmente di una certa distanza, maggiore di quella a cui potrebbe farla arrivare il solo soffio. Lo spostamento ulteriore, e ‘dato dalla presenza dell’atmosfera, che fa “planare” la polvere e la sposta ulteriormente. Immaginate di lanciare della sabbia per aria: questa si depositera’ su un area di una certa estensione, anche se l’abbiamo lanciata verticalmente. Ora provate a far cadere la stessa sabbia dalla stessa altezza, ma stavolta in acqua: la sabbia si depositera’ coprendo una superficie piu’ ampia, perche’ l’acqua fornisce un supporto maggiore che fa “planare” la sabbia piu’ lontano. Sulla Luna non c’e’ ne’ aria ne’, tantomeno, acqua, quindi la polvere tende a ricadere verticalmente non appena il fenomeno fisico che ne ha provocato lo spostamento si attenua a sufficienza. Sotto i razzi, quindi, la sabbia e’ stata spazzata via, ma si e’ ridepositata poco lontano, accumulandosi. Questo ha permesso ad Armstrong di lasciare la sua famosa prima impronta, anzi, ha reso lo strato di polvere sotto il suo stivale, ancora piu’ spesso.
  4. Le ombre proiettate dagli oggetti non sono completamente nere ma e’ possibile vedere dei dettagli. Se il Sole fosse l’unica sorgente luminosa, non essendoci atmosfera, le ombre, oltre ad essere molto nette, dovrebbero anche essere completamente nere, poiche’ non c’e’ aria a diffondere la luce. La soluzione e’, di nuovo, legata alle diverse condizioni dell’ambiente lunare: la sabbia lunare, composta da polvere fine, sabbia e frammenti di roccia, il tutto definito regolith, riflette la luce, ma lo fa in modo particolare: la luce che le cade sopra tende ad essere riflessa prevalentemente indietro verso la sorgente; questo effetto tende a schiarire le ombre in quanto la luce che le definisce viene parzialmente riflessa indietro verso la zona in ombra. Qui trovate un interessante articolo corredato di immagini che spiegano l’effetto.
  5. Le ombre proiettate dagli oggetti non sono parallele tra loro. Se ombre lunghe al suolo non sono parallele tra loro allora non e’ possibile che siano generate da una sola sorgente luminosa (il Sole) ma devono esserci piu’ punti luce “spot” e di conseguenza queste foto sono artefatte… o no? In realta’ l’analisi precedente contiene un paio di errori concettuali: innanzitutto, se ci fossero piu’ sorgenti luminose, e’ vero che ombre di oggetti diversi non sarebbero piu’ parallele tra di loro, ma ogni oggetto dovrebbe avere un’ombra per ogni sorgente luminosa, mentre nelle foto ogni oggetto possiede solo un’ombra. Un’altra spiegazione potrebbe essere che la sorgente luminosa sia molto vicina, nel qual caso le ombre non sarebbero parallele; in queste condizioni, pero’, l’illuminazione sarebbe molto meno uniforme e si vedrebbero variazioni di intensita’ luminosa a seconda della distanza, ma questo non accade nelle foto. Allora, abbiamo solo una sorgente luminosa ed e’ il Sole, ma non sappiamo ancora come mai le ombre non siano parallele. La spiegazione e’ molto semplice: il problema e’ la prospettiva delle foto. In una foto, una scena tridimensionale viene compressa in uno spazio a due dimensioni e questo non puo’ che provocare distorsioni. Un effetto simile si puo’ sperimentare fotografando con un grandangolare un edificio molto alto dalla sua base verso l’alto: nella foto l’edificio sembrera’ rastremato verso la cima. Un esperimento fatto sulla Terra  mostra l’effetto delle ombre non parallele.
  6. Non si vede la “fiamma” dei razzi del modulo lunare quando questo decolla. Sulla luna non c’e’ aria, l’abbiamo gia’ detto. Non essendoci aria, non c’e’ ossigeno, sembra una cosa ovvia, ma provoca alcuni grattacapi a chi deve progettare mezzi di propulsione spaziali basati sulla combustione: senza ossigeno non si puo’ avere combustione e senza questa non si ottiene propulsione e quindi niente partenza (come dire: “no ossigeno, no parti”… ehm… tralasciamo). Per ovviare a questo problema i carburanti per razzi spaziali devono contenere anche ossigeno in qualche forma. Il propellente del modulo lunare era del tipo “bicomponente” liquido, cioe’ era composto da un combustibile, l’idrazina (N2H4) e un ossidante, il tetrossido di azoto (N2O4). Quando entrano in contatto questi due liquidi bruciano spontaneamente (propellente ipergolico) ma lo fanno senza produrre una fiamma.
  7. La bandiera dovrebbe rimanere floscia/ non dovrebbe sventolare per la mancanza d’aria sulla Luna. La bandiera americana che i due astronauti (e tutti quelli dopo di loro) piantarono sul suolo lunare aveva, diversamente da quelle “terrestri”, due aste e non solo una: quella classica laterale e una superiore per mantenere tesa la bandiera. Alla NASA temevano che una bandiera triste e floscia non avrebbe avuto un effetto sufficientemente drammatico e quindi hanno aggiunto l’altra asta superiore, telescopica perche’ la tendesse. La bandiera, in realta’, sventola solo in un’occasione: quando la stanno piantando e ruotano l’asta; ovviamente non e’ l’aria (che non c’e’) a farla sventolare, ma la sua inerzia. Quando poi la bandiera e’ stata fissata, sembra sventolare nelle foto perche’ gli astronauti decisero di non estendere completamente l’asta superiore che avrebbe teso la tela, ma di lasciarla un po’ lasca per dare proprio quell’effetto mosso. In realta’ la decisione venne presa nelle missioni successive, nel caso dell’Apollo 11, semplicemente, Aldrin e Armstrong non riuscirono ad estendere completamente l’asta di supporto.
  8. Le fotografie sono troppo perfette per essere state fatte in quelle condizioni di lavoro. Come hanno fatto gli astronauti a fare tutte le foto perfette, considerato che le macchine fotografiche erano montate sul loro petto, indossavano guanti e tute particolarmente ingombranti ed erano in un ambiente particolarmente difficile? Nessuno afferma che tutte le foto siano venute bene. Ovviamente alla NASA, al ritorno dalla missione, avranno fatto un’attenta selezione di tutti gli scatti e avranno mostrato solo quelli veramente riusciti. Tanto che vi sono poche foto di Armstrong sulla Luna, perche’ a quanto pare le foto fatte da Aldrin sono meno riuscite (guardate questo articolo di Repubblica che parla di questo e di molti altri simpatici aneddoti legati alle missioni Apollo). In piu’, essendo una missione unica nel suo genere, i due astronauti furono sottoposti ad un addestramento estremamente intenso che ha, sicuramente, comportato anche molte ore trascorse ad allenarsi con le macchine fotografiche per essere sicuri di riportare a terra buone immagini. Immaginatevi la NASA che dopo la missione dice: “Tutto e’ andato benissimo, siamo allunati, ma non possiamo farvi vedere fotografie perche’ sono venute tutte male”!!
  9. La radiazione cosmica avrebbe ucciso o danneggiato seriamente gli astronauti. In particolare vengono citate le fasce di van Allen, zone attorno all’atmosfera terrestre in cui il campo magnetico cattura e concentra particelle ionizzate. La vicinanza alla Terra e la loro estensione limitata, rendono l’esposizione a particelle cariche degli astronauti al di sotto dei limiti di pericolo. Non e’, infatti, l’esposizione ad una particolare radiazione ad essere pericolosa (tranne in casi estremi di particelle particolarmente energetiche o di flussi particolarmente elevati), ma la dose a cui si viene sottoposti.

I nove punti precedenti trattano le critiche “scientifiche” che piu’ spesso chi crede alla cospirazione sull’allunaggio muove alla NASA. Ve ne sono, ovviamente, altre, ma sono, a mio parere, meno importanti, credibili, plausibili o frequenti. Nel caso qualcuno volesse analizzarne altre, abbiamo i commenti :-)

Vorrei, ora, aggiungere altre motivazioni che non mi fanno credere alla teoria del complotto. Queste non sono motivazioni scientifiche ma puramente logiche (molte sono prese da Cumbrian Sky):

  1. Nel 1969 si era in piena guerra fredda e l’Unione Sovietica stava lottando con gli USA per vincere la gara spaziale. Avevano gia’ vinto la battaglia del primo uomo nello spazio, se fossero anche riusciti ad essere i primi a sbarcare sulla Luna, sarebbe stato lo smacco finale per gli americani. I Russi, in quel periodo, avevano gia’ un certo numero di sonde spaziali e di satelliti e, ovviamente, hanno tenuto d’occhio molto attentamente l’intera missione dell’Apollo 11. Se ci fosse stato il minimo dubbio, o anche solo il sospetto da parte loro, che la missione fosse fasulla, non avrebbero atteso 2 minuti per renderlo pubblico.
  2. Dopo la prima missione sulla Luna, quella dell’Apollo 11, ve ne furono altre 6! Perche’ la NASA avrebbe rischiato di farsi scoprire ripetendo lo stesso trucco per ben 7 volte?
  3. Quante persone avrebbero dovuto essere coinvolte nel progetto di falsificazione dell’Apollo 11? Ci sarebbe voluto uno studio enorme, gente che portasse la sabbia, gente che costruisse i veicoli (veicoli che non funzionavano, quindi anche il progettista doveva sapere che il tutto era un falso), gente che preparasse il set, luci, effetti speciali, telecamere, astronauti (ovviamente); l’intero centro di controllo e tutti i centri di controllo periferici (non tutti sul suolo americano) con tutto il personale; buona parte dei personale della NASA anche non direttamente coinvolto. La lista potrebbe andare avanti molto a lungo. In totale si parla di migliaia e migliaia di persone a parte di un segreto molto imbarazzante per la nazione piu’ potente del mondo. E in 40 anni nessuno ha detto nulla? Pensate se qualcuno entrasse nella sede di un giornale e dicesse: “Sono uno degli autisti dei camion che portavano la sabbia per costruire il set per il finto allunaggio, e ho le prove”! Lo scoop sarebbe colossale. Per non parlare della fama e della ricchezza per l’ipotetico autista del mio esempio: tutti i talk show vorrebbero intervistarlo, me lo immagino in tour: da Oprah, Jay Leno, Bruno Vespa. Per non parlare di reality show e spettacoli vari! Insomma, uno di questi ipotetici individui che hanno partecipato alla piu’ grossa macchinazione della storia sara’ interessato a fama e denaro? Conoscendo la natura umana e la statistica, direi che sarebbe molto probabile…
  4. Perche’ fare 7 missioni? Lo so, ho gia’ usato questo argomento, ma adesso voglio sottolineare un altro aspetto: se lo sbarco sulla Luna fosse stato architettato solo per battere i russi, una volta compiuta l’impresa, perche’ ripeterla se non ci fosse stato un interesse scientifico dietro? Le missioni erano molto costose, ma anche fingerle lo sarebbe stato. MOLTO. Con la differenza che 7 missioni fasulle non avrebbero portato nessun beneficio in piu’, mentre 7 missioni scientifiche hanno portato indietro moltissime informazioni (oltre a piu’ di 2000 kg di roccia lunare).

Chi crede fortemente alla teoria del complotto non risultera’, ovviamente, convinto da questo mio articolo, e credo non risulterebbe convinto da nulla, nemmeno se lo si portasse sulla Luna e lo si mettesse di fronte alla base del modulo lunare che e’ ancora la’. Spero pero’ che possa servire a chi aveva qualche dubbio, o magari solo qualche curiosita’.

18 commenti leave one →
  1. salvogullotto permalink
    20 luglio 2009 17:07

    articolo mooooolto esaustivo…
    mi sono permesso di mettere il link a questo articolo tra i commenti al mio!
    a presto

    • 20 luglio 2009 23:32

      Grazie mille per il link!

      E complimenti per essere arrivato fino in fondo all’articolo ;-) (mi ero fatto prendere un po’ la mano)

  2. ste permalink
    21 luglio 2009 13:07

    Prendere UN PO’ la mano??? Non si direbbe ;-)

    Davvero bello e molto interessante (anche i links!)…GRAZIE!!

  3. Sergio permalink
    26 luglio 2009 16:40

    IO non sto con nessuno. Però che la sabbia ricade in verticale o addirittura aumenta lo spessore è un BALLA immonda, il flusso di gas arriva al suolo e diviene parallelo al suolo, e alla partenza si vede come la spinta spazza via cose e piega moltissimo la bandiera, inoltrre nel vuoto il flusso arriva eccome e terra, anzi in modo più diretto che in atmosfera. La cosa è sata spiegata invocando un allunaggio trasversale del LEM (che non sarebbe allunato in verticale verso il basso) , ma in tal caso per inerzia non sarebbe ribaltato? o lasciato traccie? Se la luna è di interesse scientifico, perchè nessuno ci è più riandato (neanche vicino, sembra che l’occupazione dell’Iraq costi 10 volte lequivalente della missione apollo, e progressi tecnologici se ne sono fatti in modo enorme)? nel filmato si vede la bandiera immobile, ma quando un astronauta vi passa davanti con un balzo questa sventola leggermente..allora? Che non abbiano pensato di fotografare il cielo stellato (che senza atmosfera è un cosa straordinaria e innimmaginabile per chi non l’ha vidto da in cima un’alta montagna e lontano da città) mi lascia moolto perplesso.
    E poi che vadino sulla luna e si portano (ripiegata) un macchineta lunare per fare dei giretti mi sembra una cosa ….senza senso?

    Comunque per me ci sono andati…però di cazzate in un senso E NELL’ALTRO ne ho sentite…prima o poi faranno vedere le foto delle cose lasciate lì..spero…

  4. 28 luglio 2009 16:01

    Ciao Sergio.

    Credo di essermi spiegato male: intendevo dire che la sabbia spinta via dal flusso generato dal LEM, arrivata ad una certa distanza, quando il flusso non e’ piu’ in grado di allontanarla ulteriormente, ricade in verticale, indipendentemente dall’altezza a cui si trova, siccome non sostenuta dall’atmosfera, inesistente, della Luna. Il flusso dei razzi allontana eccome la sabbia da direttamente sotto il LEM, ma l’assenza di atmosfera riduce notevolmente gli effetti turbolenti, cosa che tende ad uniformare la distanza a cui la sabbia viene spinta. Come dici tu, l’approccio del LEM alla superficie e’ avvenuto trasversalmente e non verticalmente, come si puo’ vedere nel filmato dell’allunaggio. In parte questo e’ stato necessario in quanto, a causa della bassa risoluzione delle immagini raccolte da sonde e missioni precedenti, il punto scelto inizialmente per l’allunaggio e’ risultato coperto di massi che avrebbero reso pericoloso toccare il suolo. Per questo motivo la missione e’ giunta molto vicino all’essere cancellata a pochi metri dal suolo: l’allunaggio e’ avvenuto quando il modulo di discesa (DM, Descent Module) aveva piu’ solo pochi secondi di carburante. Il fatto che non si sia ribaltato e’ dovuto alla presenza di svariati razzi laterali che permettevano all’equipaggio (e ad Armstrong in particolare) di controllare assetto e velocita’ del LEM in tre direzioni e quindi di annullare la componente parallela al terreno poco prima di toccarlo. La velocita’ di discesa quando il LEM era prossimo all’allunaggio era molto ridotta: come dicevo nel post, una nave in porto non giunge a piena velocita’ per poi rallentare bruscamente provocando forti onde, ma rallenta ed entra ad un’andatura adeguata (o dovrebbe farlo, in ogni caso). Idem il LEM.

    La Luna riveste indubbiamente un grosso interesse scientifico, come, d’altra parte molte altre cose (un esempio per tutti: l’energia solare). Purtroppo l’interesse scientifico e quello politico non sempre coincidono (qualcuno dira’: molto poco frequentemente) e, una volta vinta la corsa alla Luna con i sovietici, la Luna ha perso molto interesse per l’amministrazione americana. In seguito la NASA si e’ orientata verso altri progetti, come ad esempio lo Space Shuttle (che non e’ mai stato pensato per andare sulla Luna e che non potrebbe assolutamente farlo) e la Stazione Spaziale Internazionale. Inoltre, il fatto che ci siamo andati una volta, non significa che tornarci sia semplice o economico: l’umanita’ ha realizzato capolavori come San Pietro o Notre Dame (due esempi tra i moltissimi che si potrebbero citare) ma oggi nessuno si immaginerebbe di replicarli e forse non saremmo nemmeno piu’ in grado! Inoltre, purtroppo, per i politici guerre e difesa hanno una priorita’ molto maggiore di ricerca ed esplorazione.

    Potresti mandarmi il link al filmato della bandiera che sventola quando l’astronauta vi passa davanti? Non lo conosco, quindi non posso rispondere a questo dubbio.

    Il fatto che non abbiano fotografato il cielo stellato puo’ avere molteplici spiegazioni: innanzitutto era una missione politico-scientifica e, nonostante il cielo stellato dalla Luna debba essere uno spettacolo incredibile, non costituiva una priorita’ per chi ha preparato la missione; per quanto l’atmosfera distorca le immagini (ad esempio attraverso i movimenti d’aria che rendono “mosse” le foto astronomiche, o attraverso la diffusione che provoca il colore azzurro del cielo e l’inquinamento luminoso), non assorbe in modo eclatante la luce visibile: questo significa che anche sulla Luna, senza atmosfera, fotografare le stelle avrebbe richiesto tempi di posa molto lunghi, tra almeno 30 secondi e svariati minuti, cosa molto poco pratica; infine (forse) le macchine fotografiche a loro disposizione erano montate sul petto e fotografare le stelle senza avere la superficie lunare nel fotogramma li avrebbe costretti a sdraiarsi a pancia in su.

    L’uso del Lunar Rover ha permesso l’esplorazione di regioni piu’ ampie attorno ai punti di allunaggio di quanto sarebbe mai stato possibile a piedi agli astronauti, nonostante la velocita’ massima fosse di appena 13 km/h. Furono utilizzate soltanto in rte missioni, pero’: Apollo 15, 16 e 17. Il fatto di poter esplorare zone piu’ ampie e di essere dotati di un veicolo per il trasporto di oggetti pesanti, ha permesso di riportare a terra molti piu’ campioni di roccia, e da zone diverse (anche se ad una distanza massima di circa 8 km dal LEM, per ragioni di sicurezza).

    Le prime foto di quanto lasciato indietro dalle varie missioni stanno cominciando ad arrivare, grazie al Lunar Reconnaisance Orbiter (LRO), che ha scattato queste fotografie dall’orbita lunare: http://www.nasa.gov/mission_pages/LRO/multimedia/lroimages/apollosites.html

    • giovanni permalink
      8 agosto 2009 18:21

      sei babbo e puzzi

      • 17 agosto 2009 14:30

        Uh?

  5. giovanni permalink
    8 agosto 2009 18:20

    certo che chi pensa che la bandiera che è stata piantata sulla luna non possa sventolare è un babbo ….. andate a vedervi meglio la foto la bandiera non è bassa non perchè hanno sbagliato e l’hanno fatta sventolare ma perchè ce un asta che la tiene ritta [PARTE EDITATA DAL MODERATORE]

    • 17 agosto 2009 14:30

      Ciao Giovanni, grazie per il commento. Ti pregherei, pero’, di astenerti da insulti gratuiti o razzisti perche’ verranno cancellati, come successo in questo caso

  6. CLAUDIOGPS permalink
    1 settembre 2009 14:37

    Si può parlare all’infinito di tutto, ma su un punto non si può discutere: polvere sotto la scaletta (più di un pollice di spessore a detta dell’astronauta) non poteva trovarsi. Sergio ha detto delle ottime cose e io aggiungo:

    – un atterraggio con velocità trasversale elevata non poteva avvenire per svariate ragioni, tra cui il fatto che i razzi di manovra non avendo una spinta molto alta (faccio presente che è vero che il peso del LEM sulla luna era circa una tonnellata, ma la massa è sempre la stessa (peso sulla terra/g), per cui le forze per dare accelerazioni in varie direzioni necessarie alla stabilizzazione sono enormi (F=m*a) e se vuoi si fanno due conti).
    – Un atterraggio trasversale con velocità di circa un metro al secondo, è possibile ma in ogni caso questa velocità deve essere quasi azzerata per evitare ribaltamenti anche se con il contributo dei razzi di manovra. Nel frattempo il motore di sostentamento con la spinta di circa una tonnellata (1000 kg) deve essere in funzione.

    In pratica con queste condizioni irrinunciabili, la polvere viene inesorabilmente sparata in senso radiale ed ortogonale rispetto all’asse del motore principale per una vasta area.

    Il fatto dell’assenza di atmosfera peggiora le possibilità di ricaduta in luoghi vicini al LEM della polvere in quanto questa viene accelerata in varia misura a velocità prossime a quelle dei gas di scarico del motore principale deflessi dal suolo nelle direzioni prima citate.

    La velocità con cui i gas di scarico del motore colpiscono il suolo lunare è superiore ai 400 m/sec. con possibilità di sparare la polvere anche a chilometri di distanza a causa della mancanza di uno schermo atmosferico.

    la stessa mancanza di schermo atmosferico fa sì che l’effetto del soffio sulla superficie dello scarico del motore principale sia intenso anche a decine di metri di altezza dal suolo lunare con effetti di spazzolamento della superficie di una vasta area.

    Altre strane congetture in merito che cerchino di giustificare la presenza di polvere, mostrano una scarsa conoscenza della dinamica dei fluidi, delle nozioni basilari di fisica, (come il concetto di massa, accelerazione e forza) e della conoscenza dell’hardware del LEM.

    Purtroppo non c’è da stupirsi che persone esperte in materia dicano cose fuori da ogni logica. Per esempio mi è stato riferito che personale dell’ASI (però spero che questo sia falso) abbiano tirato in ballo forze addirittura elettrostatiche (!!!!???) per spiegare la presenza di polvere nelle immediate vicinanze del LEM (siamo nella fantascienza).

    Io ho il dubbio che a volte si prendano delle posizioni spinti da convinzioni politiche, portando quindi a sostenere delle tesi paradossali.

    Il tema meriterebbe un approfondimento maggiore ma se scrivessi dell’altro annoierei tutti.

    • 2 settembre 2009 22:16

      Ciao Claudio, grazie per il commento. Non sono d’accordo sul fatto che non si possa discutere sul fatto che ci fosse polvere sotto la scaletta.

      La massa del LEM sulla terra e’, ovviamente, identica a quella che ha sulla Luna, su questo non c’e’ dubbio. Conseguentemente le forze per impartire determinate accelerazioni sono le stesse, e anche qui siamo d’accordo. Anche sul fatto che il LEM non potesse avere una velocita’ trasversale elevata al momento dell’atterraggio e’ una cosa su cui non discuto. Quello su cui cominciamo a non essere piu’ d’accordo e’ il modo con cui avviene l’atterraggio. Date queste premesse, il tuo discorso pare ragionevole, ma non tieni conto che quello che deve essere ridotto entro determinati livelli (non azzerato) e’ la velocita’ e che per fare cio’ vi sono diversi approcci: il pilota puo’ giungere a velocita’ elevata fino a pochi metri dal suolo e poi fornire un impulso elevatissimo in direzione opposta, oppure fornire un impulso di valore inferiore ma per una durata maggiore. Quello che conta al fine dell’atterraggio e’ la somma (o, se preferisci, per essere precisi, l’integrale) degli impulsi applicati. La spinta di cui parli tu, ovvero F=m*a, con m, massa del LEM e a, accelerazione gravitazionale al suolo lunare, sarebbe necessaria esclusivamente se il pilota del LEM volesse rimanere sospeso sopra alla superficie lunare, senza pero’ toccarla, in volo stazionario.
      Le quattro gambe del LEM sono telescopiche, ovvero sono costituite da due tubi coassiali, uno di dimensione leggermente inferiore rispetto all’altro, in questo modo si comportano come le sospensioni di un’automobile. Il tubo di dimensione maggiore contiene una struttura a nido d’ape in grado di assorbire parte dell’urto all’allunaggio e questo permette di non dover avere una velocita’ verticale necessariamente nulla (e, in effetti, l’allunaggio dell’Eagle, dai filmati, non sembra dolcissimo).
      Per valutare l’effetto sul suolo lunare, pero’, la forza esercitata dal razzo sul LEM, non e’ una grandezza adeguata. Dobbiamo, ovviamente, far uso della pressione esercitata dai gas emessi dal razzo sul suolo lunare. La suddetta forza, in grado forse di scavare il suolo lunare se concentrata su di un’area molto piccola, non ha lo stesso effetto quando viene applicata su di una superficie maggiore. Come e’ noto, la forma dei gas di scarico di un razzo e’ conica, per lo meno all’interno dell’atmosfera. Al di fuori di essa, diventa piu’ arrotondata e i gas si distribuiscono su di un volume molto maggiore (non devi credermi sulla parola, puoi guardare questo filmato: http://www.youtube.com/watch?v=wtE0A1IaOU8&feature=related).
      La “sabbia” lunare quindi non percepisce l’intera spinta, ma quella divisa per la superficie di applicazione della forza (una pressione di circa 100g/cm^2, non particolarmente alta). Cio’ detto, non e’ vero che il suolo lunare non ha subito nessun effetto dall’allunaggio, come mostra questa fotografia: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/2e/Apollo11_under_LM.jpg
      La velocita’ di emissione dei gas non e’, di nuovo, una grandezza adeguata. Un atomo puo’ essere accelerato a velocita’ molto superiori a quelle da te citate, ma avra’ poco effetto sulla materia. Alla velocita’ devi anche associare una massa per poter avere un momento da trasferire alla polvere e alla sabbia della superficie lunare. Siccome la superficie interessata e’ cosi’ ampia, anche la massa della sabbia interessata sara’ piuttosto elevata, quindi il momento, diviso per la massa di sabbia, impartisce una velocita’ moderata alla sabbia.

      Come vedi, non e’ necessario tirare in ballo strane congetture, ma semplici leggi fisiche note, applicate ad unambiente poco noto.

      Non sono al corrente di congetture fornite da personale dell’ASI, quindi non posso commentare su quello.

      Vorrei sapere a quali convinzioni politiche tu ti riferisca e a chi esattamente tu ti riferisca quando ne parli. Quello che posso assicurarti e’ che non lavoro ne’ per la NASA ne’ per l’ESA (purtroppo) e non ho interessi in questa storia, se non un interesse per la verita’ e la scienza.

  7. CLAUDIOGPS permalink
    5 settembre 2009 16:04

    Mi sono espresso molto sinteticamente ed ho tralasciato molti particolari con la conseguenza che forse non si capiva cosa volevo dire. Dirò qualcosa in più anche se occorre comunque una certa sintesi e semplificazione.

    Il LEM o LM dopo essere estratto dal contenitore del modulo che lo ha trasportato intorno alla luna, con il suo equipaggio deve uscire dall’orbita per atterrare sulla luna. Per fare ciò, si deve disporre il veicolo con il suo motore in direzione opposta a quella di rotazione intorno alla luna e con l’asse ortogonale al raggio dell’orbita (più o meno circolare), utilizzando i razzi di manovra. A questo punto viene messo in funzione il motore principale per iniziare una frenata che trasforma l’orbita in una spirale che porterebbe il LM ad impattare sulla superficie lunare. Da tener presente che durante questa manovra occorre correggere l’assetto del modulo perché con l’accorciamento del raggio dell’orbita l’asse del motore non sarebbe più in linea con la direzione del moto.

    Arrivati ad un’altezza, di circa 1000 m dalla superficie, (ma anche prima) occorre iniziare a scegliere il luogo preciso di atterraggio, ed uscire dalla spirale supponendo di non essere molto lontani dal suddetto punto, immaginiamo 2000 m dalla verticale, sulla superficie, operando una frenata più forte per portare il LM ad una velocità orizzontale decrescente all’approssimarsi della meta.

    Come si manovra per raggiungerla con precisione e sicurezza, operando anche eventuali correzioni? E’ più o meno quello che si fa con un elicottero con la differenza che invece di avere un rotore che invia verso il basso un grande flusso d’aria a relativamente bassa velocità, si ha un flusso di gas ad alta velocità, ma con portata inferiore. Questo per poter contrastare il peso del veicolo, mentre per spostarsi in varie direzioni, tramite i razzi di manovra, con brevi impulsi, si inclina l’asse del LM e quindi il suo motore principale nella direzione verso cui si vuol andare. Perché? Perché proiettando su di un piano ortogonale alla verticale del punto in cui si trova il vettore che sostiene il LM (di intensità di cirva 1000 kg) otteniamo il vettore che farà muovere il veicolo nella giusta direzione. L’accelerazione trasversale che avremo sarà all’incirca a=1000*sen alfa/m dove a è l’accelerazione che avremo, alfa è l’angolo tra la verticale e l’asse del motore ed m è la massa del LM. La velocità trasversale che otterremo sarà il v= a*t dove t è il tempo di applicazione di a (cioè il tempo di accensione del motore). Va subito precisato che alfa non può assumere valori molto alti altrimenti le accelerazioni trasversali sarebbero troppo grosse con quindi difficoltà di eventuali frenate o cambi di direzione senza contare poi che più ci si inclina e più occorre aumentare la spinta del motore perché la componente verticale diminuisce, complicando ulteriormente la manovra.

    Quando si raggiunge all’incirca il luogo di allunaggio, tramite i razzi di manovra si inclina l’asse del LM all’indietro per avere un’accelerazione trasversale che frenerà il moto in avanti e permettere di allunare con velocità trasversale tale da permettere al modulo di rimanere in piedi. L’ultima parte della manovra avviene ad una quota di pochi metri.

    Da quanto descritto si capisce che il motore principale deve rimanere acceso fino a non più di uno o due metri di distanza tra le zampe ed il suolo con l’effetto secondario della completa eliminazione della polvere eventualmente presente sulla superficie. Teniamo conto che il diametro dell’ugello è all’incirca di un metro per cui il getto appena da esso fuoriuscito ha lo stesso diametro, con grossi effetti anche a notevole distanza, immaginiamo cosa succede a pochi metri. E’ vero che il getto ha una forma conica con un conseguente minor effetto all’aumentare della distanza, però è un cono abbastanza stretto a causa dell’alta velocità di uscita con grossi effetti quindi anche a diversi metri di distanza.

    Occorre anche dire che i razzi di manovra servono quasi esclusivamente a rotazioni del LM intorno al suo baricentro, in quanto il grosso del lavoro deve essere effettuato, per ridurre i pesi, dal motore principale, Perché? Altrimenti andrebbero dimensionati in maniera assai più generosa con la conseguenza di un appesantimento di un apparato che verrebbe utilizzato per pochi istanti. Si avrebbe inoltre una più difficile modulazione nelle manovre più delicate.

    Perché non possiamo allunare a motore spento da dieci metri dal suolo? (ma anche da dieci metri il motore soffierebbe via tutta la povere) Perché così bisognerebbe dimensionare le zampe del LM ed i loro ammortizzatori a sopportare un’impatto assai maggiore e la dissipazione di un’energia cinetica molto superiore con conseguente aggravio di peso per il veicolo senza in pratica nessun vantaggio, ma senz’altro una maggiore pericolosità della manovra tenendo presente che la posizione finale dell’asse deve essere abbastanza verticale. Una posizione non perfetta del LM a causa di deformazioni delle zampe non ben compensate, pregiudicherebbe il corretto decollo della parte superiore.

    Una curiosità. Nel sito storico della Rocketdyne, costruttrice dei motori del Saturn V ed anche quello del LM, ho trovato schemi e specifiche di tutti meno che di quest’ultimo. Se qualcuno li trova e mi segnala il link gli sarò grato.

    Ancora una nota. Ad un’intervista, un ex dipendente di questa ditta dichiarò che alle prove di questo motore il getto faceva volare rocce grosse come un pallone da calcio. (cosa del tutto plausibile per un motore di quelle dimensioni) Teniamo presente che la spinta era quella necessaria sulla luna e l’unica differenza era quella della presenza dell’atmosfera, che però diminuisce l’effetto di spazzolamento perché agisce da schermo.

    Infine a proposito delle idee strane portate avanti per questioni politiche, (per questioni politiche non mi riferisco ai partiti ma a filoni di pensiero seguiti per opportunismo, semplice simpatia o dipendenza psicologica) basta pensare cosa succede in tutti i campi come l’economia, la meteorologia, l’astronomia, la medicina ecc.

    Per quanto riguarda il rimpianto di non lavorare all’ASI, non ti preoccupare, io ho esperienza dei più ambiti posti di lavoro che un tecnico possa desiderare e posso dire con tranquillità che sono un po’ come la trappola a gabbia del topo, che chi è fuori vuole entrare e chi è dentro vuole uscire. Questo non perché non possa essere bello lavorarci, ma alla fine tutto diventa semplice routine, anche quelle cose che da fuori possono far sgranare gli occhi. Ma non sono il solo a pensarla così, anche i miei ex colleghi relativi all’ultimo mio impiego prima dell’attuale e che ora lavorano un po’ in tutto il mondo, dicevano della nostra azienda: “dicono di noi che siamo un’azienda di primo piano (perché non siamo al piano terra o al secondo), di tecnologia avanzata (perché non la vuole nessuno)” ecc. Ma ti posso assicurare che qualsiasi ingegnere avrebbe fatto carte false per entrare. Le maggiori soddisfazioni le ho avute dalla coltivazione dei miei hobby.

    Scusa se ti ho annoiato e non solo te.

  8. CLAUDIOGPS permalink
    6 settembre 2009 21:18

    Solo ora ho potuto vedere i link che avevi posto nella tua ultima e proprio sul primo, che mostra, da una videocamera posta sull’ultimo stadio, il lancio di un vettore Ariane ci sono le prove del tremendo effetto del “soffio” di un motore a razzo anche al di fuori dell’atmosfera. Dopo alcuni istanti del momento del distacco del primo stadio (prima si staccano i booster poi, dopo un po’, si inclina nella direzione dell’orbita gia al di fuori dell’atmosfera ed esplodono le cariche per distaccare il primo stadio) si vede quest’ultimo che rimane indietro e a qualche decina di metri si accendono a piena potenza i motori (o il motore) del secondo stadio e si può chiaramente osservare l’effetto del getto che si deflette sulle superfici del primo stadio con effetti di fiamme colorate, dovute alla bruciatura delle vernici, che si espandono radialmente. Il getto del motore è invece prima e dopo invisibile in quanto probabilmente viene utilizzato idrogeno ed ossigeno, che producono pochissima luce e nessuna scia (se non vapor d’acqua) durante la combustione. Al contrario i booster in genere funzionano a carburante solido di svariata natura, con abbondante formazione di polveri e vapori che formano una scia molto consistente.

    La foto relativa al secondo link l’avevo giàinsieme a molte altre dello stesso tipo delle varie missioni. Le avevo scaricate dal sito della NASA proprio per vedere eventuali effetti sul suolo del getto del motore, ma ho solo potuto vedere che anche i piedi delle sampe a volte sono impolverati e in qualche caso hanno slittato sul suolo per qualche centimetro, in pretica non mi sono servite a nulla.

    • 8 settembre 2009 12:22

      Inizio con una piccola puntualizzazione che non ha molto a che vedere con la discussione in corso: il LEM viene estratto poco dopo l’uscita dall’atmosfera terrestre, all’inizio del viaggio verso la Luna. Lo so, sono pignolo :-P
      Il punto d’atterraggio, in realta’, viene scelto molto prima dell’inizio della missione, e l’intero piano di volo viene disegnato attorno alla scelta fatta per il punto d’allunaggio del LEM. Questo viene, poi, inserito nel computer di bordo che si dovrebbe occupare dell’approccio. Come sappiamo, durante la discesa dell’Eagle, durante Apollo 11, il computer ha dato un po’ di matto e Armstrong ha preso il controllo e ha effettuato un allunaggio semi-manuale. Durante quella stessa missione il punto d’allunaggio e’ stato modificato, in quanto le immagini usate per la scelta del punto di atterraggio non erano sufficientemente dettagliate e gli astronauti si sono accorti che sarebbero allunati in una zona troppo rocciosa. La ricerca di un punto migliore ha causato il consumo di quasi tutta la riserva di carburante per l’allunaggio.
      L’intero processo di approccio e’ pianificato nei dettagli ben prima della partenza e gli stronauti sanno bene, e devono rispettare, che velocita’ debba avere il modulo a che altezza e in che luogo geografico (selenografico?), quindi nulla e’ lasciato al caso e poco agli astronauti (non e’ come atterrare un aereo). Durante tutta la spirale di discesa, la velocita’ trasfersale viene ridotta per ottenere valori allunaggio-compatibili.
      Il motore principale, come scrivi giustamente, viene mantenuto acceso fino a toccare il suolo, ovviamente ad intensita’ diverse a seconda dei momenti. Il motore infatti aveva due modalita’ di funzionamento: massima potenza, con una spinta di 45 kN, e regolabile tra 10 e 60% del valore massimo. Ovviamente, in prossimita’ del terreno gli astronauti useranno un valore piuttosto basso e controllato di spinta, per evitare di essere “rimbalzati in orbita” (questa e’ un’iperbole per far capire il punto, non va presa alla lettera!!!!).
      Fai anche notare, che, per contrastare la velocita’ trasversale, il motore, vicino al suolo, deve essere inclinato rispetto al suolo, nella direzione di marcia. Questo ha almeno due effetti: la superficie di applicazione della forza del getto aumenta (e’ minima quando il getto e’ perpendicolare al suolo e aumenta all’allontanarsi da questa condizione) e di conseguenza la pressione diminuisce, e l’eventuale sabbia spostata viene spostata dalla zona posta sotto il lato frontale del LEM, opposto alla scaletta. Il terreno sotto la scaletta risulta, quindi, poco perturbato.
      Vediamo ora una piccola analogia per capire le forze di cui parliamo. Il LEM ha una massa, a pieno carico, di circa 14700 kg, corrispondenti sulla terra, ad una forza di circa 144 kN verso il suolo, e il motore non sarebbe in grado di spostarlo. Sulla Luna, invece, la forza si riduce a circa 24 kN e quindi il motore e’ perfettamente (sovra) dimensionato (il 60% della spinta del motore corrisponde a 27 kN). Teniamo anche presente che al momento dell’atterraggio quasi tutto il carburante dell’Eagle (sempre Apollo 11) era esaurito. Questo riduce la massa del veicolo a circa 6500 kg/10.6 kN.
      Prendiamo ora un esempio terrestre: l’AV-8B Harrier II, un caccia militare in grado di effettuare decolli e atterraggi verticali e che fu usato molto durante l’operazione “Desert Storm” (quindi con decolli e atterraggi in presenza di sabbia). Questo velivolo ha un reattore principale posteriore (capace di una spinta di 105 kN!) in grado di essere orientato verso il basso per fornire la spinta per il decollo e l’atterraggio verticali e altri tre ugelli per stabilizzarlo durante queste manovre. L’ugello del reattore e’ sicuramente molto piu’ piccolo di un metro di diametro. La massa di questo velivolo al decollo (verticale) e’ di circa 9400 kg/92 kN. Per decollare, il motore deve non solo fornire questa spinta, ma superarla, altrimenti il caccia non si staccherebbe dal suolo. Sommando a questo il fatto che l’ugello e’ molto inferiore in diametro a quello del LEM e che l’atmosfera tende a mantenere il cono del getto molto compatto, possiamo, in modo conservativo, supporre che il diametro al suolo del getto (tralasciando il fatto che nel caso del LEM il getto non era perpendicolare al suolo, cosa che renderebbe ancora maggiore l’area di applicazione della forza) del LEM abbia un diametro almeno doppio rispetto a quello dell’Harrier e quindi una superficie almeno 4 volte maggiore. Facendo due rapidi conti vediamo che la spinta all’atterraggio di un Harrier crea una pressione almeno 33 volte maggiore di quella creata dal LEM. Se davvero il getto del LEM spazzasse via tutta la sabbia a decine di metri dal suolo lunare, non si potrebbe sicuramente usare un Harrier nel deserto in quanto solleverebbe una tempesta di sabbia, sabbia che andrebbe nel reattore stesso del jet (attraverso le prese d’aria), effettivamente mettendolo fuori uso. Invece l’Harrier e’ stato efficacemente utilizzato durante la guerra nel golfo senza grossi problemi. Guarda anche questo video di un F35 (caccia a decollo verticale ancora piu’ pesante dell’Harrier): http://www.youtube.com/watch?v=_GjrPvSBGXE. Anche se non c’e’ sabbia direttamente sotto al caccia non si vedono grossi disastri provocati al decollo, nonostante il terreno nudo non sia molto distante.
      Sono d’accordo sul fatto che a volte alcune idee siano portate avanti per i motivi che descrivi tu, ed in effetti questo blog nasce proprio per cercare di portare avanti il pensiero critico, libero da pregiudizi e altre motivazioni che non siano la ricerca di risposte razionali. Proprio per questo motivo (per tutti i punti riportati nell’articolo, uno solo dei quali stiamo discutendo ora) non credo sia possibile negare il fatto che il 20 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin abbiano camminato sulla Luna.
      Il link al video dell’Ariane aveva, qui, solo lo scopo di illustrare l’effetto che l’assenza dell’atmosfera ha sul getto di un reattore, ovvero l’allargamento del getto stesso e la sua deviazione da una forma perfettamente conica. Il secondo stadio di un razzo Ariane produce una spinta di piu’ di 1000 kN, quindi non credo sia nemmeno lontanamente paragonabile al “minuscolo” motore del LEM da 45 kN.
      Onestamente, dopo questa discussione, non mi e’ chiaro quale sia la tua idea, se tu stia negando l’allunaggio o se sia una (molto piu’ proficua) discussione sul perche’ l’allunaggio non abbia causato un cratere.

  9. 28 settembre 2009 18:05

    Bel post!
    Tendo ad interpretare il fatto (inequivocabile) che sia rimasta ancora polvere nelle vicinanze del LM con queste considerazioni originate più dal senso pratico che da calcoli fisici:

    1) la foto dell’impronta non è stata necessariamente scattata ai piedi della scaletta quindi, sicuramente ad una distanza di almeno 3 metri dal centro dell’ugello del motore.

    2) quando il LM ha toccato terra aveva una componente di moto orizzontale, non sappiamo se la scaletta fosse davanti o dietro rispetto al moto quindi non sappiamo se il getto ha potuto spazzare la superficie

    3) sappiamo che è rimasta della polvere ma non sappiamo quanta ve ne era in origine, prima dell’arrivo del LM. Plausibile che ce ne potesse essere uno strato di 10 cm (ipotizzo) e che il getto abbia spazzato via i primi cm lasciandone ancora un po’

    4) (correggetemi se sbaglio) la supposizione che il flusso del motore, una volta raggiunta la superficie, proceda tangenzialmente ad essa mi pare non del tutto corretta, non dovrebbe esserne deflesso con un angolo inferiore a 90° ?

    4) gli astronauti hanno riferito che la regolite era molto appiccicosa e coesa. Sicuramente non facile da spazzare via anche per il getto del motore del LM.

    Fra le prove a conferma delle missioni lunari ci sono anche le trasmissioni radio dall’Apollo durante la TLI e la fase di orbita attorno alla Luna, captate da molti radioamatori in tutto il mondo. I radioamatori si sarebbero sicuramente accorti che i segnali non provenivano dalla luna visto che avrebbero dovuto puntare le loro antenne altrove!

    —Alex

    • 30 settembre 2009 21:03

      Ottimo commento!

      Riguardo al punto 2., sappiamo che la scaletta si trovava dietro rispetto alla direzione di moto, come si puoà vedere da questo (http://history.nasa.gov/alsj/a11/a11LM5structures.pdf) documento, a pagina 10. Il lato del LM in direzione del moto doveva permettere la visione al pilota, quindi non e’ pensabile che la porta fosse su quella parete. Tutto questo accredita il tuo punto.
      Per il punto 4. (il primo ;-)), hai ragione, la maggior componente del flusso non sarebbe parallela alla superficie lunare, ma quello sarebbe il “caso peggiore” per quanto riguarda la spiegazione del fenomeno… e’ una deformazione professionale da ingegnere ;-)

  10. manofmonk permalink
    5 aprile 2014 02:17

    Ma se la sabbia viene umidita non puo‘ formare l‘effetto antiatmosfera?

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  1. Complotti lunari « Lo scettico errante

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