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Aggiornamento sul caso di Simon Singh

8 aprile 2010

Ricorderete che tempo fa avevo parlato del caso di Simon Singh, giornalista scientifico e scettico inglese. No? OK, ecco un breve riassunto della puntata precendente: Simon, nel 2008, scrisse sul Guardian, il giornale inglese di cui era giornalista, un articolo sull’associazione britannica dei chiropratici (BCA), in cui affermava che, prove alla mano, non vi fosse nessun motivo per credere che le cure miracolose propagandate da molti chiropratici funzionassero. Ovviamente questo non piacque alla BCA che chiese subito a Singh di ritrattare; lui, e il Guardian, decisero di non farlo e proposero alla BCA di rispondere con argomentazioni scientifiche alle critiche mosse loro. Siccome non avevano argomentazioni scientifiche, decisero di denunciare Simon Singh per calunnia. Purtroppo alla prima udienza (preliminare, per decidere di cosa tratterà il caso), l’anno scorso, il giudice decise di dare ragione alla BCA per quanto riguarda un preciso termine usato da Singh nel suo articolo, ovvero “bogus”, cioè “fasullo”, riferito alle cure dei chiropratici. La legge inglese, per quanto riguarda la calunnia, è particolarmente insidiosa, in quanto parte da una presunzione di colpevolezza e sta all’accusato dimostrare la sua innocenza. Non solo, chiunque al mondo può essere portato davanti ad un giudice inglese con un accusa di calunnia, basta che quanto da lui scritto possa essere letto sul suolo inglese.

Questo portò diverse conseguenze: innanzitutto alla creazione di un movimento a favore di Simon Singh e contro la legge inglese attuale in merito di calunnia (trovate il link alla petizione in fondo alla colonna di destra, “SenseAboutScience”, se avete un sito o un blog potete proporlo anche voi) e ad una maggiore attenzione verso i chiropratici, tanto che molte affermazioni su siti di affiliati della BCA furono messe sotto la lente d’ingrandimento e denunciate; la reazione della BCA a questo è stato di consigliare ai suoi membri di fare attenzione a quanto detto sui loro siti e, in conseguenza di questo, molti di questi siti ora o sono completamente spariti o contengono solo informazioni generiche. Una bella battaglia vinta e un piccolo aiuto a Simon.

Una seconda importante battaglia è stata vinta il primo di aprile scorso, esattamente una settimana fa (mentre scrivo qeusto post): la corte di appello, presieduta da tre importanti giudici inglesi, ha stabilito che il termine “bogus”, cardine della denuncia della BCA, deve essere considerato opinione dell’autore e non affermazione basata su fatti, quindi non deve essere difesa da un’accusa di calunnia. I giudici hanno anche espresso la speranza di non dover vedere scienziati e divulgatori scientifici trascinati in tribunale per fatti del genere. Purtroppo questa vittoria ha anche un aspetto negativo: Simon, fino a questo punto, ha speso circa 200000 sterline in questo processo, e questa non era che l’appello all’udienza preliminare. Ora è lui ad avere la posizione più forte, dal punto di vista legale, ma dovrà ancora sostenere notevoli spese per portare avanti il suo caso. Come se ciò non bastasse, ha dovuto lasciare il suo lavoro di giornalista al Guardian per potersi dedicare al suo processo. La tattica della BCA sembra abbastanza chiara: “non abbiamo prove per dimostrare che le nostre terapie funzionino e ribattere alle critiche che ci vengono mosse, quindi cerchiamo di zittire i nostri critici con la forza dei nostri soldi!”

Alcune vittorie, grandi e piccole, sono giunte nel campo di chi sostiene la Scienza e la libertà di contestare chi commercializza terapie inefficaci, quando non pericolose, ma c’è ancora molto da fare e tutti possiamo dare il nostro contributo: sul sito libelreform.org si può firmare la petizione per il cambiamento della legge inglese sulla calunnia. Siccome questa legge si estende oltre i confini del regno di Sua Maestà, ognuno, a prescindere dalla nazionalità e dalla residenza, può firmarlo.

Aiutiamo Simon Singh e tutti coloro che quotidianamente cercano di combattere truffe e pseudoscienza.

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