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Lo yacht spaziale giapponese

28 aprile 2010

No, questo non e’ un articolo tecnico sull’Arcadia o sulla Argo o sulla Yamato (punti per chi capisce i riferimenti senza usare google ;-)).

Quello di cui voglio parlare e’ la recente notizia riguardante la prossima missione dell’agenzia spaziale giapponese, la JAXA. Il razzo, un H-IIA, dovrebbe essere lanciato il prossimo 18 maggio dal centro spaziale di Tanegashima, nel sud del giappone. Il suo carico primario e’ la sonda AKATSUKI, la cui missione e’ l’analisi dell’atmosfera e del clima di Venere per svelare i suoi misteri e usarli come modelli per capire la nascita dell’atmosfera terrestre e i suoi cambiamenti attuali. Lo spazio restante nel vano di carico del vettore verra’ riempito con 4 piccoli carichi, sviluppati da universita’ e altri istituti, da inserire in orbita e, infine, con la vela spaziale protagonista di questo articolo, Ikaros.

Ikaros (Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation of the Sun, vascello-aquilone interplanetario accelerato dalla radiazione solare) e’ un piccolo cilindro che, una volta in orbita terrestre e separatosi dal vettore comincera’ a ruotare sul suo asse ad una velocita’ di circa 20 rotazioni al minuto. Questa rotazione gli permettera’ di spiegare le sue vele dotate di un diametro totale di circa 20 m.

Disegno concettuale di Ikaros. Immagine di proprieta' della JAXA

A questo punto la Ikaros sara’ pronta a salpare per il suo viaggio interplanetario, sospinta dalla radiazione solare. La “vela” della Ikaros e’ una meraviglia tecnologica, infatti non solo serve come mezzo di propulsione, sospinta dal Sole, come gia’ avvenuto in passato in alcuni esperimenti in scala piu’ ridotta rispetto a questo e sempre restando in orbita terrestre, ma perche’ svolgono anche la funzione di pannelli solari, fornendo energia elettrica agli strumenti a bordo del veicolo.

Essendo il “vento” che spingera’ questo insolito vascello infinitamente piu’ lieve della piu’ lieve brezza marina, le vele non devono necessariamente possedere una grande forza strutturale, ciononostante sorprende che lo spessore di queste sia di soli 0,0075 mm, cosa che, ovviamente, permette di mantenere bassa la massa finale del veicolo, un parametro di fondamentale importanza quando si vuole sfidare la forza di gravita’ e portare qualcosa in orbita o, come in questo caso, fuori da essa.

Ikaros fa, ovviamente, riferimento alla figura mitologica di Icaro il quale, insieme al padre Dedalo fuggi’ dal labirinto del Minotauro con ali attaccate al corpo attraverso la cera, per poi avvicinarsi troppo al Sole durante il volo e precipitare in mare quando questo sciolse la cera. Alla JAXA assicurano che Ikaros non subira’ di certo il fato del suo quasi-omonimo.

Questa missione e’ stata progettata come dimostratore per la tecnologia e ha due obiettivi, quello primario e’ lo spiegamento delle vele e la generazione di energia elettrica attraverso i pannelli solari e quello secondario e’ l’effettiva accelerazione e navigazione per mezzo delle vele stesse. In futuro, nei prossimi dieci anni, prevedono gia’ almeno un altro progetto che vedra’ l’uso di un veicolo dotato di vele piu’ grandi (fino ad un diametro di 50 metri) e di un motore a ioni e che avra’, anche, destinazioni ben definite, Giove e gli asteroidi troiani (gli asteroidi che condividono l’orbita con Giove stesso). Le altre agenzie spaziali non staranno, pero’, a guardare e possiamo aspettarci sviluppi di questa tecnologia anche da NASA ed ESA.

Per concludere, un’altra citazione sul tema: questa storia mi ha subito fatto venire in mente un libro di fantascienza Accelerando di Charles Stross (non fatevi ingannare dal titolo, e’ in inglese ;-)), pubblicato sotto una licenza Creative Commons e quindi scaricabile liberamente. Il romanzo e’ molto piacevole, anche se un po’ convoluto e tecnico e al suo interno si ritrova un veicolo spaziale in tutto e per tutto simile a quello appena descritto in questo articolo. Che si stia avvicinando la singolarita’?

3 commenti leave one →
  1. juhan permalink
    28 aprile 2010 21:51

    Dai per scontato che tutti sappiano cos’è la singolarità?
    Non sapevo che Ray Kurzweil fosse così popolare.

  2. 29 aprile 2010 09:41

    Ahahah. In effetti non volevo dare per scontato che tutti sapessero cosa sia la singolarita’ (tecnologica). Voleva solo essere un piccolo omaggio al libro che ho citato. Descrivere precisamente la teoria della singolarita’ (o la sua rappresentazione in detto libro) richiederebbe almeno un articolo da sola ;-)
    In ogni caso aggiungero’ un link alla pagina di wikipedia che la definisce ;-)

    Ciao!

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