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Parte la prima missione umana per Marte

3 giugno 2010

… bhe, quasi.

Oggi comincia la simulazione di una missione per Marte: 6 volontari, due dei quali europei e uno di questi, Diego Urbina e’ italiano, trascorreranno in isolamento il tempo stimato per compiere il viaggio verso Marte, scendere sulla superficie e tornare, in tutto 520 giorni.

L’equipaggio, tutti e sei uomini, trascorrera’ questi 18 mesi in isolamento dentro una struttura preparata appositamente presso L’Istituto di Problemi Biomedici di Mosca, in Russia, e saranno costantemente tenuti sotto controllo dagli scienziati che conducono l’esperimento: una specie di Grande Fratello, ma con un senso. Oltre a trascorrere questi mesi in compagnia solo degli altri membri dell’equipaggio, i volontari sperimenteranno anche sempre maggiori ritardi nelle comunicazioni radio con i propri cari “a terra”, sempre per simulare le condizioni incontrate dagli astronauti in una ipotetica missione per Marte.

La ragione scientifica della missione Mars500 e’, principalmente, la comprensione delle reazioni psicofisiche ad un isolamento cosi’ estremo. I volontari dovranno, inoltre, vivere come astronauti, ovvero eseguire lavori simili a quelli richiesti ai veri esploratori planetari in missione, mangiare cibi identici a quelli che si trovano sulla stazione spaziale, nonche’ razionarli, dato che l’intero quantitativo di cibo per i 520 giorni viene, ovviamente, imbarcato solo all’inizio della missione.

I volontari sono stati addestrati da astronauti e marinai abituati a trascorrere lunghi periodi su sottomarini, ma trascorrere un tempo cosi’ lungo confinati in uno spazio ristretto, con poca privacy, senza finestre e in compagnia di soli altri 5 esseri umani sara’ arduo. Per rendere le condizioni ancora piu’ simili a quelle reali, i volontari dovranno fare almeno due ore di esercizio fisico al giorno, cosa che li aiutera’ a mantenere la forma anche in spazi confinati, ma potranno fare la doccia solo una volta alla settimana: indubbiamente questo non rendera’ la coabitazione piu’ semplice!!

Le giornate dei sei saranno suddivise in 8 ore di lavoro, 8 di riposo e 8 libere, per riempire le quali si sono portati libri, film e videogiochi… spero abbiano abbastanza svaghi per riempire 5350 ore (minuto piu’, minuto meno)!! Gli scienziati, poi, ad intervalli casuali, simuleranno danni ad attrezzature piu’ o meno vitali dell'”astronave” e sara’ compito dei volontari cercare di ripararle senza aiuti esterni.. tutto questo, immagino, per rendere meno noiose le giornate ;-)

Il bando di concorso per la selezione, cominciata l’anno scorso, prevedeva la possibilita’ di abbandonare l’esperimento in qualunque momento, anche se naturalmente tutti si aspettano che i sei giungano alla fine.

Per concludere, segnalo che i due “stazionauti” (astronauti stazionari, rivendico la paternita’ del termine!) europei terranno un diario della loro esperienza sotto forma di blog consultabile da chiunque sia interessato.

2 commenti leave one →
  1. 3 giugno 2010 15:54

    Indubbiamente un esperimento di grande valore (e poi vuoi mettere 520 giorni senza sentir parlare certi politici o vedere certa televisione! ;-) ) però, per quanto accurata, la simulazione non potrà mai essere perfetta. Infatti, non solo i partecipanti avranno sempre ben presente la possibilità di abbandonare il tutto (sensazione che sicuramente darà loro un certo conforto) ma non potranno sperimentare la tensione dovuta al fatto che se si guasterà qualcosa nella missione vera, non potranno farci quasi nulla.
    Come dicevano in un film: “nello spazio nessuno può sentirti gridare” oppure, “don’t fuck up” come invece disse Alan Shepard.

    —Alex

    • 3 giugno 2010 17:00

      Vero, verissimo. O come la sensazione di essere su un veicolo “built by the lowest bidder” ;-)

      Immagino, pero’, che per quello abbiano gia’ molti dati ottenuti in quasi 50 anni di esplorazione spaziale ;-)

      Sopratutto le missioni Skylab, sulla MIR e sulla ISS possono dare un certo feeling di quelle che possono essere le reazioni.

      I 520 giorni senza politici e senza televisione e’ la ragione per cui mi sarei volentieri offerto. Poi mi sono reso conto che sarebbe stato sufficiente tenere l’apparecchio spento ;-)

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