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Dimostrata l’efficacia dell’agopuntura?

7 giugno 2010

La scorsa settimana le sezioni scienza e salute di diversi giornali online riportavano a gran voce la scoperta del meccanismo di funzionamento dell’agopuntura (qui esempi dal Corriere della Sera e da Le Scienze, ma ve ne e’ sicuramente almeno uno per ogni maggiore testata giornalistica, non solo italiana).

Sotto titoli del calibro di “Svelato il meccanismo analgesico dell’agopuntura”, gli articoli si sviluppavano tutti in modo molto simile. La notizia e’ tratta da una fonte molto autorevole, ovvero la rivista scientifica Nature Neuroscience ed in particolare da un articolo (disponibile gratuitamente per tutti in forma completa qui). In questo articolo Maiken Nedergaard e la sua equipe descrivino il loro esperimento: hanno trattato gruppi di topi sofferenti di problemi ad una zampa (con presenza di dolore) inserendo normali aghi da agopunturanella zona dolorante osservando un miglioramento nella percezione del dolore da parte dei topi. Osservando un aumento della concentrazione di aenosina, una molecola legata, tra l’altro, all’attivita’ neurale. Per verificare che effettivamente l’aumento di adenosina fosse la causa della riduzione di dolore, hanno provato ad effettuare la stessa prova su topi i cui recettori A1, a cui si lega l’adenosina e che sarebbero i corresponsabili dell’efficace azione analgesica, erano stati inibiti: in questo caso la stimolazione con gli aghi non ha prodotto alcun effetto. Infine i ricercatori hanno iniettato una sostanza che prolunga la permanenza dell’adenosina ai topi i cui recettori A1 erano funzionanti e hanno verificato il prolungamento dell’azione analgesica.

A questo punto la correlazione tra presenza di adenosina e riduzione topica del dolore e’ molto forte e questa ricerca promette lo sviluppo di terapie antidolorifiche molto migliori rispetto alle attuali. Dimostra anche l’efficacia dell’agopuntura? In effetti, no. Nonostante la chiarissima propensione degli autori verso questa teoria – l’intera introduzione e’ un’apologia dell’agopuntura e una denuncia dello scetticismo verso di essa – questo studio non dimostra affatto la funzione analgesica dell’agopuntura. Quello che viene dimostrato e’ che infilando un ago in una zona dolorante, non necessariamente in uno dei “meridiani” dell’agopuntura (da profano mi aspetterei che un topo avesse meridiani diversi rispetto ad un uomo) viene stimolato il rilascio di adenosina, ma non vi e’ alcuna dimostrazione che questo meccanismo sia esclusivamente legato all’uso dei rituali dell’agopuntura: ogni meccanismo in grado di aumentare la concentrazione di tale molecola nella zona affetta dal dolore, e quindi anche la sua iniezione diretta, e’ in grado di sviluppare la medesima reazione. Inoltre, se vogliamo essere precisi, siccome i ricercatori hanno utilizzato un normale ago da agopuntura per applicazioni umane su di un topo, un uomo, per ottenere gli stessi benefici dovrebbe essere “stimolato” utilizzando un ago con dimensioni proporzionali: supponendo che la zampa di un topo abbia un diametro 100 volte minore di quella di un uomo (per semplicita’ ma non credo di essere troppo lontano), un umano dovrebbe essere sforacchiato con un ago dal diametro di due centimetri! Mi tengo il mio dolore, grazie mille! Infine, gli agopunturisti sostengono che la loro “disciplina” sia in grado di avere ben altri effetti che quello analgesico e di essere in grado di agire a distanza, ovvero bucando un punto del corpo per curarne un altro anche lontanissimo da esso: questo studio non mostra nulla del genere, tutti gli effetti sono strettamente analgesici, ovvero sono legati alla riduzione del dolore percepito (nessuna cura, quindi, solo una riduzione dei sintomi, cosa che chi sostiene la medicina alternativa e’ sempre pronto a contestare ai medici), e sono rigorosamente topici, ovvero legati ad una ben determinata zona del corpo. Lo studio e’, quindi, molto utile da un punto di vista medico, perche’ rivela un nuovo meccanismo per il trattamento del dolore, ma del tutto inutile per dimostrare l’efficacia dell’agopuntura al di la’ dell’effetto placebo, ovvero quell’effetto legato alla suggestione del paziente.

In questo caso non si puo’ parlare di cattivo giornalismo nel senso di un travisamento delle parole degli scienziati per desiderio di sensazionalismo (cosa, peraltro, molto frequente), ma ritengo che i giornalisti (presumibilmente “scientifici”) siano comunque colpevoli di scarso senso critico, come minimo, e di pigrizia, in molti altri casi (quanti di loro hanno tratto i loro articoli direttamente dall’articolo originale e quanti invece si sono limitati ad una scopiazzatura da altri giornali?). Tra quelli che ho letto, solo quello del Corriere della Sera (spesso bersaglio delle analisi di Paolo Attivissimo per il loro giornalismo approssimativo) presenta anche il punto di vista di due medici ricercatori scettici dello studio, anche se dedica loro solo un paio di righe verso il fondo dell’articolo.

Concludo il post con una risposta ad una domanda non (ancora) fatta, ma che spesso e’ sulle labbra di chi sostiene le medicine alternative: ma tanto, che male fa? A parte che l’idea di farmi trasformare in un puntaspilli non risulta ai primi posti delle mie preferenze, e’ notizia di ieri l’avvio di un’inchiesta penale in Svizzera contro un agopunturista di Berna sospettato di aver infettato con il virus dell’HIV non meno di 18 suoi pazienti. Ovviamente non voglio saltare a conclusioni prima che l’inchiesta sia conclusa e responsabilita’ oggettive siano state ravvisate, ma e’ significativo vedere i danni potenziali che possono essere provocati da qualcuno che si professa operatore della salute ma che, oltre a non avere una preparazione medica completa, non e’ nemmeno soggetto ai controlli e ai protocolli della medicina.

2 commenti leave one →
  1. 5 luglio 2010 16:17

    Credo ci sia un’inesattezza nel tuo ragionamento per quanto riguarda la dimensione degli aghi.
    Infatti non credo che questa vada rapportata linearmente (gamba 100 volte più grande = ago 100 volte più grande) alla dimensione dei “pazienti”, in quanto un topo non è composto solo da cose “100 volte più piccole rispetto al corrispettivo umano”: penso che le cellule di un topo siano dello stesso ordine di grandezza delle nostre e che i suoi muscoli siano più piccoli soprattutto perché hanno meno fibre muscolari più che per una ridotta dimensione delle stesse.
    E’ comunque un argomento su cui potrei sbagliarmi.
    Per il resto grazie per le informazioni. Effettivamente erano arrivate anche a me voci su “prove dell’efficacia dell’agopuntura”, ma non avevo ancora fatto nessuna ricerca per vedere quanto di vero potesse esserci.

    • 5 luglio 2010 16:42

      Ciao, ottima osservazione. Mi aspettavo che arrivasse prima o poi ;-)
      E’ vero che scalare linearmente le dimensioni, in questo caso, possa essere decisamente semplicistico ma, in mancanza di ulteriori informazioni (non so quale fosse la massa dei topi utilizzati), ho utilizzato questo approccio per un discorso puramente qualitativo.
      Hai ragione nel dire che non tutte le “componenti” di un topo siano di dimensioni ridotte rispetto alle corrispondenti umane, ma siccome non esiste una teoria sul funzionamento dell’agopuntura, si puo’ quasi dire che ogni scelta sia valida. Detto cio’, all’interno dell’articolo i ricercatori affermavano che l’ago, penetrando all’interno del muscolo, provocava il rilascio della sostanza, ma in questo caso, da profano della ricerca medica, mi aspetto che la dimensione relativa dello stimolo abbia un effetto sulla reazione del corpo. Ovviamente vorrei sentire altri pareri :-)

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