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Il cambiamento climatico globale – la prospettiva degli scettici

16 giugno 2010

Da quando ho cominciato questo blog voglio scrivere un post sul cambiamento climatico globale. Questo e’, pero’, un argomento molto complesso e piuttosto caldo (un gioco di parole con almeno tre significati… fa punti a scarabeo? ;-)) e, nonostante abbia letto parecchio sull’argomento e mi sia fatto un’idea piuttosto chiara, non ho, purtroppo, il tempo di strutturare un articolo, in modo che riassuma almeno i punti salienti della questione. Mi limito, quindi, ad elencare i punti che ho tratto dalle mie letture e a proporvi ad un paio di referenze con cui approfondire l’argomento.

Innanzitutto una piccola nota: quando parlo del consenso scientifico, mi riferisco SOLO a quella parte del mondo scientifico che studia attivamente i cambiamenti climatici mondiali, sono, quindi, esclusi meteorologi, presentatori di servizi meteo, ingegneri, petrolieri, venditori di ombrelli e/o sci e/o creme solari, e, in generale, chiunque abbia una opinione in merito, senza avere pero’ una preparazione dettagliata in merito. Di conseguenza, anche le mie opinioni, non fanno parte di quel consenso scientifico di cui parlo ;-)

Ecco, in estrema sintesi, quello che ho potuto estrarre dalle mie letture:

  • Il clima globale sta cambiando e la temperatura (media, annuale) mondiale si sta innalzando. Su questo punto la maggioranza della comunità scientifica non ha nessun dubbio.
  • La causa primaria di questo cambiamento climatico, ed in particolare dell’innalzamento delle temperature, e’ attribuibile all’attivita’ umana. Questa causa diversi effetti, alcuni anche opposti: ad esempio i gas serra tendono ad innalzare le temperature intrappolando il calore rilasciato dalla terra, mentre le particelle in sospensione tendono a mitigare in parte questo riscaldamento riflettendo i raggi solari in arrivo dal sole. Anche su questo la maggioranza della comunità scientifica ha pochi dubbi
  • Gli effetti, sul medio e lungo termine, di questo riscaldamento, non sono del tutto chiari e, in questo caso, la comunita’ scientifica sta ancora discutendo (non immaginatevi, pero’, una rissa con lanci di computer e di termometri)

Qui, invece, un paio di link per approfondire l’argomento e farvi la vostra idea (come al solito, non prendete la mia, fatevi la vostra!):

  • Un articolo di Query Online, la versione web della nuova rivista del CICAP. Si tratta della traduzione italiana di un articolo di Stuart Jordan, apparso inizialmente sullo Skeptical Inquirer. E’ anche l’articolo che mi ha, finalmente, spinto a scrivere questo post e che mi ha dato il suggerimento per il titolo.
  • Il blog Real Climate, un blog sulla scienza del clima, scritto da climatologi. Purtroppo solo in inglese, ma ricco di informazioni.
  • Il sito della Commissione Europea relativo al cambiamento climatico. In italiano.
  • Un paio di siti che hanno un punto di vista diverso dal mio (non uso, intenzionalmente, sostantivi usati comunemente ed emotivamente carichi, per evitare inutili polemiche alla discussione che potrebbe essere gia’…ehm… calda): qui e qui. Entrambi in italiano.
  • Il sito ufficiale della NASA sul cambiamento climatico. Interamente in inglese, ma ricchissimo di dati, fotografie ed informazioni.
  • Ovviamente i siti che parlano, e sparlano, del cambiamento climatico globale sono moltissimi e se volete una carrellata piu’ esaustiva vi bastera’ andare su un qualunque motore di ricera e cercare alcune parole chiave, come “cambiamento climatico globale” o “riscaldamento globale”. Io, per ora, mi fermo qui…
16 commenti leave one →
  1. 16 giugno 2010 21:01

    Ho seguito un backlink e sono arrivato qui. Peraltro leggo abitualmente il tuo blog ;-)

    Secondo me il tuo lodevole approccio al pasticcio del cambiamento climatico necessità però di qualche precisazione.

    1) Il climatologo tout court non esiste. Quindi escludere dalla discussione il 99% delle professionalità che si occupano di cambiamenti climatici mi sembra rischioso e riduttivo. Se per esempio si parla di analisi statistica dei dati, perchè un “climatologo” dovrebbe avere titolo e uno statistico no? E non sto qui a fare i nomi dei molti statistici, non climatologi, che stanno facendo un ottimo lavoro di validazione dei dati. Non è vero, poi, che non esista letteratura sottoposta a revisione paritaria di segno opposto al mainstream. Ce n’è di meno, ma questo per svariati motivi, e tutti esulanti dalla scienza. Gli unici che avrebbero veramente titolo a parlare (i paleoclimatologi), invece, vengono quasi puntualmente ignorati.

    2) Sul concetto di temperatura media globale, ti inviterei ad un approfondimento, ne hai sicuramente gli strumenti. Per il momento però diamo per scontato che questa stia aumentando. Lo fa da almeno 15 mila anni e con ratei a volte simili e/o superiori a quello attuale. Sta tutto nei peer review.

    3) L’effetto di causalità (clima globale – uomo) non è in alcun modo validato dalla scienza. Non vi è alcun legame fisico provato ad oggi. C’è solo tanta ideologia. La scienza al momento ipotizza, ma non è in grado di dimostrare. Se questo sia sufficiente per intraprendere azioni di tipo economico e politico, è un altro discorso. A livello locale, invece, è molto più probabile assistere ad una influenza antropogenica.

    4) Gli effetti sul medio e lungo termine, semplicemente, sono impossibili da prevedere. E’ un limite intrinseco dei sistemi dinamici complessi. Chi lancia previsioni a 100 anni, dovrebbe assumersi la responsabilità (gravissima) di quello che dice. Ad oggi le verification sulle emissioni modellistiche sono a dir poco disastrose.

    Ognuno è libero di credere quello che preferisce, ma le visioni dicotomiche, così come emergono dal tuo post, ormai stanno lasciando il passo ad un approccio decisamente più organico. E dopo 10 anni che scrivo di questi argomenti, mi viene da dire: era ora.

    Un’ultima cosa, prima di terminare. Non capisco la questione dei sostantivi carichi di emotività. Intanto grazie per aver citato il sito (Climatemonitor) fondato 4 anni fa dal sottoscritto insieme a Guido Guidi. Non capisco tuttavia perchè siamo stati messi accanto ad un altro sito, con tutto il rispetto perchè non lo conosco, ma che mi sembra davvero diverso da Climatemonitor. Sul nostro scrivono e hanno scritto importanti ricercatori e scienziati (con decine di pubblicazioni scientifiche) in ambito nazionale ed internazionale. E’ ovvio che accanto a questo, facciamo anche “cronaca climatica”, d’altronde l’argomento è praticamente inesauribile.

    Saluti,

    Claudio Gravina

    • 18 giugno 2010 11:06

      Ciao Claudio, grazie per il commento e per essere un frequentatore del blog :-)

      Riguardo i tuoi commenti, prima di rispondere preciso di non avere certo dedicato a questo argomento il tempo che gli hai dedicato tu, e di essermi quindi documentato in parte direttamente ed in parte affidandomi a fonti a cui mi attingo abitualmente.

      1) Nel mio post uso solo una volta il termine “climatologo” e solo per descrivere un blog. All’interno del mio consenso scientifico, ovviamente, rientrano climatologi, statistici, geologi, fisici atmosferici, matematici, e svariate altre figure scientifiche, a patto che la loro professione sia quella di ricercatore climatico. Da questo, invece, escludo tutti coloro che lo fanno in maniera amatoriale (per quanto questo sia ammirevole e senza voler loro togliere nulla). In astronomia, lo branca scientifica che probabilmente piu’ gode della presenza di amatori per fare scoperte importanti, i giornali non si riferiscono ai dilettanti definendoli scienziati… il mio punto era solo questo. Se guardiamo i professionisti il consenso e’ decisamente indirizzato verso il cambiamento climatico globale.

      2) Il punto sul riscaldamento e’ stato, come puoi immaginare, uno di quelli che ho approfondito prima autonomamente e in seguita anche confrontando le conclusioni di altri e tutto quello che ho trovato va nella direzione della conferma dell’ormai famigerato (e ridicolmente denominato) “hockey stick”. Un link per i molti che si possono trovare (anche se questo e’ molto utile perche’ sintetico e ben esposto) e’: http://www.skepticalscience.com/broken-hockey-stick.htm (sono sicuro che gia’ conoscerai il sito)

      3) Questo e’ uno dei punti classici, ma per sostenerlo bisogna ignorare diversi punti: misurazioni a livello mondiale dimostrano un aumento di gas serra (specialmente CO2) nell’atmosfera (E negli oceani) e questo aumento e’ legato all’attivita’ umana, credo non si possa certo sostenere che i gas generati dalle attivita’ umane si dissolvano nel nulla; la CO2 e’ uno dei gas serra, non l’unico, ma uno di quelli importanti, come il vapore acqueo; i gas serra si chiamano cosi’ perche’ assorbono e trattengono il calore (e qui sono nel mio campo: l’ho osservato direttamente, sia con il vapore acqueo che con la CO2). A questo punto abbiamo una concatenazione di eventi e misurazioni che, insieme all’aumento di temperature di cui al punto 1, suggeriscono una correlazione causale.

      4) Come ho precisato, gli effetti sul medio e lungo termine sono piu’ incerti, a causa dei molti fattori che entrano in gioco. Per questo motivo esistono i modelli che, in quanto modelli, hanno delle incertezze e vanno validati (e non ho trovato queste validazioni disastrose di cui parli, anzi). La fisica e la scienza in generale, pero’, funzionano proprio cosi’, per modelli, ed e’ loro compito quello di fare previsioni, altrimenti non sarebbe scienza ma storia delle misurazioni. Ovviamente chi fa delle previsioni si assume delle responsabilita’ all’interno di quello che e’ il margine di fiducia del modello. Tieni presente che non fare nulla o poco per contrastare il cambiamento climatico E’ una scelta, che puo’ avere ripercussioni gravissime e anche chi sostiene questa scelta dovrebbe assumersi le medesime responsabilita’

      5) Si’, lo so che non c’era un punto 5 :-P Voglio solo aggiungere un mio ulteriore punto di vista: l’applicazione di politiche per la riduzione di emissioni puo’ avere grandi effetti sull’economia mondiale (ma anche i modelli economici non sono certo perfetti e le previsioni sono tutt’altro che certe), ma la mancata applicazione delle stesse politiche puo’ avere gravi effetti sulla salute i miliardi di persone, quindi, se devo sbagliare in una direzione, preferisco scegliere quella che puo’ danneggiare l’economia, che quella che puo’ danneggiare le persone.

      Hai ragione sulle visioni dicotomiche e mi spiace che dal mio post sembri che ci siano solo due punti di vista chiari e delineati, immagino derivi dall’estrema sintesi che ho voluto fare dell’argomento. Per chiarire, non credo esistano ne’ una ne’ due verita’ chiare su nessun argomento, tanto meno questo.

      La questione dei sostantivi e’ riferita agli epiteti che da una parte e dall’altra della barricata sostenitori di una o dell’altra posizione (o delle varie posizioni, evitiamo le dicotomie ;-)) si lanciano… siccome volevo mantenere il post emotivamente neutro, e poiche’ in generale non mi piace etichettare nessuno, ho deciso di non usarli :-)
      L’accostamento del tuo sito con l’altro, non era per una questione di contenuti, ma piu’ per una questione di punti di vista. Purtroppo non conosco molto bene la realta’ italiana dei blog pro o contro, ma non volevo limitarmi a citare il tuo sito, che conoscevo, e allora ne ho cercato un altro. Se l’accostamento ti/vi infastidisce non ho nessun problema a modificare quel punto :-)

      Grazie ancora. Ciao!

  2. juhan permalink
    16 giugno 2010 22:16

    Apprezzabile il tuo non voler influenzare i lettori però, secondo me, che non sono nel settore, una cosa va detta: chi nega o minimizza o attribuisce a cause naturali o pseudoscientifiche l’innalzamento della temperatura (che c’è) ha buoni motivi per farlo. Gli interessi economici legati al petrolio, alla mancanza di voglia di innovare, alla filosofia del “chi se ne frega” raccolgono a man bassa la “ggente normale”. E poi, sempre secondo me, anche il CICAP è troppo scettico su questo argomento.
    O crediamo alle storie dei giapponesi che studiano le balene? E che la crisi economica è praticamente finita e l’Italia sta molto meglio del resto dell’Europa?

    • 18 giugno 2010 11:13

      Come dico nel commento a Claudio, non credo che l’argomento riscaldamento globale sia cosi’ ben definito, ma sono dell’idea che il riscaldamento ci sia e che ci sia il rischio di una “fuga termica” (scusate il termine ingegneristico :-P), nel senso che ad un certo punto si rischia di entrare in un ciclo caratterizzato da un feedback positivo che sfugga di mano (piu’ di quanto non sia fuori controllo gia’ ora).
      Sono anche convinto che i conflitti di interesse, in questo caso, siano per la stragrande maggioranza nel campo di chi non vuole che le politiche cambino per contrastare il riscaldamento globale.
      Quello che molti non capiscono e’ che il “chi se ne frega” e’ una scelta e come tale ha delle conseguenze, mentre per molti il mantenimento dello status quo e’ una non-scelta e quindi scevra di responsabilita’

  3. 20 giugno 2010 10:24

    Innanzitutto una premessa: le considerazioni che leggo qui sono vecchie. Nulla di male, ma questo succede quando ci si inserisce in un dibattito scientifico lungo almeno 30 anni. Non è semplice fare riassunti, anche perchè non avrebbe senso. A meno di voler fare le sintesi populiste: è colpa dell’uomo / non è colpa dell’uomo. Se è a queste sintesi che si punta, come mi pare di intendere dall’intervento dell’altro lettore, ebbene allora è tutto inutile e vanificato.

    Riguardo ai tuoi punti:

    1) non sottovalutare l’importanza degli amatori anche in climatologia e meteorologia. Per esempio grazie ad un movimento partito dal basso, è stato possibile a livello globale rimettere in discussione la validità delle rilevazioni delle capaninne meteo di superficie. Questo è un obiettivo ottenuto grazie ai “non scienziati”. Ma ce ne sono altri, anche a livello più specificamente procedurale sull’analisi dei dati. Lasciamo tutti in mano agli scienziati, per carità, ma non sottovalutiamo gli outsider.

    2) l’hockey stick è un caso paradigmatico di come si siano voluti ottenere certi risultati. Per intenderci, il fatto che registri un aumento di temperatura nell’ultimo trentennio è del tutto incidentale, avrebbe potuto anche non registrarlo. Il procedimento statistico che sottende a quel grafico è stato ampiamente dimostrato essere fallace. Nel corso degli anni è stato rimaneggiato e migliorato. Rimane il paradigma di una vicenda troppo influenzata dalla voglia di ottenere certi risultati. Non è vero che l’HS viene confermato nella sostanza di ciò che voleva dimostrare. La domanda è: cosa voleva dimostrare? L’inesistenza di un periodo medievale caldo, ecco cosa voleva dimostrare. E ha fallito, perchè gli studi sul campo (non le interpolazioni ardite statistiche) hanno dimostrato che il medioevo è stato caldo almeno tanto quanto oggi. L’innalzamento delle temperature oggi? Non c’è bisogno di un algoritmo per estrapolarlo, “bastano” le misurazioni. Ma vedremo che nemmeno queste sono più tanto affidabili.

    2-bis) infatti in questo momento ci si sta indirizzando verso un nuovo metodo ci calcolo della temperatura media, anzi, ci si sta proprio svincolando dalla temperatura media. Si sta studiando come poter utilizzare il bilancio radiativo oceanico che, a detta di tutti ormai, è la vera misura della “febbre” del pianeta (http://www.nature.com/nature/journal/v465/n7296/full/nature09043.html)

    2-tris) quindi, quando dite la temperatura media ecc ecc, ormai state esponendo concetti errati e in via di definitivo superamento. Il perchè è talmente logico (e scientifico) da chiedersi come mai solo dopo 30 anni ci si sia arrivati. a) problemi di omologazione delle misurazioni terrestri (nello spazio, ma anche nel tempo; b) la misura fisica della temperatura superficiale è fortemente influenzata da climi, microclimi e meteorologia; c) la maggior parte del calore proveniente dal Sole colpisce e viene immagazzinato negli oceani. Da un punto di vista fisico, inoltre, è molto più corretto muoversi verso un bilancio energetico tout court, e non una misura derivata. Ci tengo a sottolineare che queste non sono fantasie da blog, ma scienza. Ho linkato solo l’ultimo degli studi, ma ce ne sono a iosa.

    3) anche la misura della CO2 perde interesse, direi finalmente. Ma in questo ragionamento, che fanno gli scettici seri, normalmente si inseriscono le critiche serriste o cambioclimatiste che dir si voglia. FINALMENTE non significa, come ahimè sottolinei tu e l’altro lettore, FREGARSENE. Bisogna ringraziare i movimenti ambientalisti più integralisti se il dibattito scientifico sia stato condizionato al punto tale da essere accusati di eresia, nel momento stesso in cui si cercava di ridurre il ruolo della CO2. Abbiamo perso tempo grazie a questa tarantella della CO2. Ne abbiamo perso e ne perderemo ancora, oltre al denaro inutilmente speso fin qui. Non apro il capitolo sul “Cosa dovremmo fare”, perchè si va lontani ed è OT. Abbiamo periodi geologici con livelli di CO2 100 volte superiori (a volte anche di più) rispetto a oggi. Basta questo a ridimensionare il valore della CO2. E questo ce lo ricordano i paleoclimatologi, troppo spesso rimasti inascoltati. Un altro punto classico della teoria anti-scettica è la rapidità degli “stravolgimenti” antropici. Altro punto estremamente debole. Un impatto di un asteroide con un wipe-out a livello planetario è un evento sufficientemente rapido da poter essere paragonato a 150 anni di industrializzazione umana? E gli abrupt changes climatici a volte a scala emisferica, a volte a scala planetaria, causata dal collasso delle calotte glaciali o da altri trigger, su scala secolare? Studi, peer review, paleoclimatologia, geologia, e questi sì ci aiutano a osservare la nostra attuale situazione nella giusta prospettiva.

    4) i modelli si diffenrenziano in deterministici e stocastici. Questi ultimi vengono utilizzati per il medio – lungo termine. Abbiamo però un buon metro per valutarli. Negli anni ’70 del secolo scorso erano già stati effettuati dei run sul medio lungo. Oggio noi siamo il loro medio termine. E non ci hanno preso nemmeno per mezzo decimale. I modelli sono assolutamente incapaci di leggere le variazioni temporali ad alta frequenza. Bene, qualcuno già dirà che i modelli servono a emettere scenari di tendenza. Perfetto. Ma da cosa viene estrapolata una tendenza all’interno di un modello stocastico? Ho scritto un articoletto di recente, ma siccome non voglio essere autoreferenziale, non metto il link. Ma è un problema serio, non una questione da blogger.

    5) ammesso che il rapporto di causalità tra inquinamento antropico ed aumento della temperatura del pianeta venga dimostrato, quale sarebbe il problema? Io sto parlando meramente dal punto di vista fisico (ho già sottolineato di non voler parlare qui di azioni, inazioni et similia). Una perturbazione all’interno di un sistema dinamico, complesso che muove i suoi punti di equilibrio (temporanei). Questa perturbazione farà muovere il sistema verso un nuovo livello di energia e quindi un nuovo equilibrio? Ci sta. La storia geologica della Terra non ha avuto un solo momento di requie. C’è paura del tipping point? Questa mi sembra un po’ come la paura di chi temeva il buco nero per via dell’esperimento del CERN. Le emissioni modellistiche a 100 anni dei modelli matematici, semplicemente, hanno la stessa probabilità di avverarsi di una quartina di Nostradamus. Questa è la triste verità, a tal proposito consiglio la lettura di “Useless arithmetic: Why Environmental Scientists Can’t Predict the Future”. Divulgativo, per carità, ma non tutti possono permettersi un PhD al Santa Fe Institute :)

    Purtroppo non c’è un sistema di preview del commento, e il boxino di input è un po’ scomodo. Spero di aver reso chiaro il mio pensiero.

    Saluti,
    CG

    • 22 giugno 2010 10:10

      Ciao Claudio. Inizio con il rispondere al tuo ultimo “punto”, visto che e’ il piu’ semplice: wordpress.com e’ grandioso per partire con un blog, ma purtroppo e’ anche un po’ limitato. Per ora non vedo ancora il bisogno di passare all’hosting a pagamento o al self hosting, ma se dovesse accadere, prima o poi, il sistema di gestione dei commenti sarebbe uno dei primi a vedere qualche modifica ;-) Comunque sei riuscito a chiarire il tuo pensiero.
      Ora passiamo alla parte piu’ complicata:

      1) Non voglio assolutamente sottovalutare o escludere i “dilettanti” (senza malizia nel termine, semplicemente “non professionisti”), anche perche’, in molte discipline, hanno dato e danno contributi molto importanti. Vista, pero’, la dimensione dell’argomento e le molte opinioni (pare ce ne siano almeno una per ogni essere umano) e non potendo ascoltarle tutte, preferisco affidarmi ai professionisti, senza ignorare gli altri e, specialmente, il mio pensiero critico.

      2) Per l’HS, ho visto esserci diversi studi e diverse misurazioni (mediante sistemi diversi) che sembrano confermare l’andamento. Con questo non voglio assolutamente negare che possa essere un effetto naturale: ignorare possibili scenari alternativi e’ cio’ che allontana dal pensiero critico e rende dogmatici. L’evidenza sperimentale che ho potuto vedere mi fa pensare che un riscaldamento stia avvenendo e ritengo che, pur con tutte le incertezze del caso, agire su di esso, o, meglio, formulare piani anche ambiziosi di azione, non possa essere che la soluzione conservativa e di maggiore sicurezza.

      2-bis) Purtroppo non ho accesso all’intero articolo (uno degli svantaggi di lavorare nell’industria e non in ambito accademico :-(), ma dall’abstract posso dedurre un paio di cose (con il beneficio del dubbio visto che mi mancano 4 pagine di dati ;-)): a) gli autori confermano un aumento di temperatura significativo con un intervallo di fiducia al 90 % di 0.53-0.75 w m^-2 tra il 1993 e il 2008 (cosa questo significhi in termini di temperatura o energia immagazzinata richiede maggiori informazioni, presumibilmente contenute nell’articolo completo); b) le misure di riscaldamento degli oceani sono ancora affette da notevoli incertezze e, soprattutto, vi e’ un corpo di dati che va meno indietro nel tempo. Immagino, quindi, che le misurazioni di temperatura atmosferica non verranno abbandonate o rimpiazzate… ma potrei sbagliarmi.

      2-ter) Sono, parzialmente, d’accordo con te sui tuoi punti, ma credo che le tue domande possano trovare risposta negli articoli seminali sul cambiamento climatico, in cui vengano esposte le metodologie di studio ed analisi. Detto questo, la scienza e’ fatta anche di prove, errori, modifiche ed e’ l’unico modo che abbiamo di migliorare; se cosi’ non fosse non avremmo bisogno della scienza perche’ avremmo la conoscenza infusa. Alcuni degli aspetti metodologici che tu critichi possono (sto ipotizzando, basandomi su esperienza, non su dati, quindi prendilo per quello che e’) anche essere dovuti ad una volonta’ di semplificare un sistema che, come dicevi anche tu, e’ molto complesso, o per poter approfittare di una base di dati piu’ vasta, o, ancora, per mancanza di tecnologie adatte che, magari, nel tempo, sono divenute disponibili.

      3) Premettendo che estremismi di ogni tipo, da quelli che citi tu a quelli negazionisti, di segno opposto, fanno male sempre e comunque a qualunque discussione. Va bene ridimensionare il ruolo della CO2, ma non bisogna azzerarlo, visto che e’ innegabile che sia un gas serra (proprio per le sue caratteristiche chimico-fisiche). E’ verissimo che ci sono state ere geologiche in cui i valori della CO2 sul pianeta Terra erano molto piu’ elevati e questo ha contribuito a rendere il nostro pianeta quello che e’ oggi, ma non mi risulta che allora ci fosse vita come la conosciamo oggi. Ci sono state ere geologiche in cui la Terra era una palla di lava e l’attivita’ tettonica ed eruttiva era costante ed onnipresente, ma non credo che questo renda meno spaventosi terremoti ed eruzioni vulcaniche. Il (possibile) riscaldamento globale non distruggerebbe il pianeta, ma metterebbe in serie difficolta’ gli esseri viventi, umani in primis. La paleoclimatologia e’, ovviamente, molto importante, ma ritengo che non sia solo importante verificare se vi sia stato un evento simile nel passato remoto della Terra, ma quali effetti potrebbe avere sulla Terra attuale. In passato vi sono stati moltissimi impatti meteorici sulla nostra palla azzurra, ma non credo molti siano contrari alla creazione di un network globale (esistente) di osservazione degli oggetti spaziali in potenziale rotta di collisione con noi e dello sviluppo di tecnologie atte a prevenire gli impatti (non esistenti ma al vaglio).

      4) Come dici tu, i modelli, specialmente sul lungo termine, devono dare indicazioni di tendenza e sono, per definizione, stocastici. Le variazioni ad alta frequenza non possono essere prese in considerazione (mi viene, curiosamente, in mente la scienza di Hari Seldon nella serie della Fondazione di Asimov… vabbe’ ;-)) da questi modelli, e non e’ nemmeno il loro scopo. Per quelle ad altissima frequenza (in questo caso) temporale e spaziale, vi sono i modelli meteorologici (per i quali ho grande stima), ma questo e’ un altro discorso. Leggevo, non molto tempo fa, un articolo che riportava la correzione di una misura (il tipico outlier o outsider) di temperatura, mi pare negli anni settanta, in una serie e questa correzione veniva prevista dagli attuali modelli climatici. Questa, evidentemente, e’ solo un aneddoto e tutt’altro che una prova, ma ritengo sia un episodio interessante (attenzione, interessante, NON importante). Mi pare che l’articolo fosse su realclimate, ma non ci giurerei.

      5) Non assocerei questo alla paura della creazione dei buchi neri da parte del CERN, perche’ in quest’ultimo caso, non vi era il minimo dubbio che non sarebbe successo nulla di preoccupante e che, se anche si fosse creato un buco nero, sarebbe stato di dimensioni cosi’ minuscole da evaporare quasi istantaneamente (sarebbe pero’ piuttosto interessante da studiare ;-)).
      Iperboli a parte, se un modello catastrofista ha poche possibilita’ di avverarsi, le medesime probabilita’ ha il modello opposto. Ripeto, la Terra come pianeta non corre pericoli, ma noi riusciremmo ad adattarci ad un nuovo “livello energetico” e, se si’, quale sarebbe il costo in termini di vite?
      Ovviamente non mi aspetto che i libri sull’argomento siano scritti da scienziati e ricercatori (con PhD dal Santa Fe institute o altro), ma che quanto sia scritto nei libri divulgativi sia basato sugli studi di detti ricercatori, questo si’ ;-)

      Ciao

  4. 24 giugno 2010 22:18

    Francamente la storia che l’hockey stick sia dovuto a troncamento della serie in un rumore “pink” non mi torna. L’analisi statistica di quei dati è stata di recente rivista (nel corso delle inchieste seguite al “climategate”) anche da statistici e sono state mosse critiche ai metodi utilizzati, adeguati ma non i migliori in assoluto, ma nessuna a questo livello. Non si mette in dubbio che anche usando metodi statistici migliori i risultati sarebbero stati molto simili.

    Le critiche alle misure di superficie le sento da almeno 20 anni, da quando ho cominciato ad occuparmi della cosa (da non esperto, anch’io quindi, come d3vcat, riferisco quello che dicono i climatologi). Allora la cosa mi convinse, ho passato parecchio tempo convinto che l’AGW fosse tutto una bufala, studiando meglio mi sono accorto che i metodi di omogenizzazione delle misure sono molto accurati, che l’effetto del calore urbano viene considerato, e che paradossalmente escludendo le stazioni meteo più affette l’hockey stick diventa meno intenso.

    Esistono altre metriche oltre la temperatura globale. Il volume dei ghiacci artici, in costante calo da quando esistono queste misure, ha avuto quest’anno un calo particolarmente intenso. Le misure di energia nel mare sono ancora troppo “giovani”, si sta cominciando a capire ora come funzionano, come si distribuisce il calore alle varie profondità, ma mostrano un bilancio energetico positivo. Che la Terra si stia scaldando ad un ritmo sostenuto

    Sulle concentrazioni molto più elevate di CO2 nel passato, sono una riprova dell’effetto serra, la luminosità solare era allora molto minore, e solo quelle concentrazioni permettevano agli oceani di non ghiacciare completamente. Abbiamo anche diversi esempi di aumenti improvvisi delle concentrazioni di CO2 (una particolarmente vistosa 55 milioni di anni fa), probabilmente legate ad attività vulcanica e/o destabilizzazione dei clatrati di metano, con runaway termici fino 6 gradi.

    In onclusione: che ci sia un riscaldamento in atto mi sembra difficile da contestare. Attribuire il tutto ad artefatti statistici, o a errori di misura mi sembra francamente tirato per i capelli.

    Che ci sia un aumento significativo dei livelli di CO2, e che questo abbia effetti sul clima, pure mi sembra incontestabile, anche se c’è pure (uno sfuggito al severo controllo anche nel blog di Gravina) chi nega il fatto fisico che il CO2 atmosferico possa creare un forcing climatico. Poi si può discutere sul livelli di amplificazione di questo forcing per i vari feedback, o la sua “calibrazione” usando la paleoclimatologia, non ho le competenze per farlo, ma si entra davvero nella dietrologia a pensare ad un complotto dei climatologi per proporre sistematicamente e in modo consensuale numeri “esagerati”.

    Dove ho più competenze, come astronomo, è nel giudicare molto male tutti quei modelli in cui il forcing climatico fondamentale, oggi, viene attribuito al Sole. Si tratta di studi che nel migliore dei casi propongono possibili meccanismi non verificati (e che non reggono la verifica quando questa viene fatta). Nei casi peggiori sono solo cattiva statistica e/o ipotesi incompatibili con la fisica di base.

  5. 24 giugno 2010 22:21

    Correzione al precedente (mi scuso), alla fine del secondo capoverso:
    …e che paradossalmente escludendo le stazioni meteo più affette l’hockey stick diventa PIÙ intenso.

  6. 26 giugno 2010 09:06

    Solo tre ultime considerazioni.

    1) Che il riscaldamento sia in corso, è indiscutibile. Con o senza HS. Siamo in una fase di rebound post-glaciale e tanto basta. Se le ultime decadi siano causate dall’effetto antropico o meno, questo è quanto deve scoprire la scienza, che sta vivendo la sua fase post-normale (e detto per inciso, sarebbe interessante leggere su questo blog, intitolato al pensiero scettico, un articolo sulla scienza post-normale). Sulla deriva dei modelli matematici, in ogni campo sia chiaro, non sono i climatologi il male di questo mondo, uscirà un mio articolo nei prossimi giorni e quindi rimando ad allora eventuali considerazioni. Una cosa vorrei sottolinearla. Non è vero che i modelli climatici hanno una funzione precisa (medio-lungo termine, interpretazione probabilistica ecc.). O meglio, questa è la loro funzione, ma sono stati utilizzati DA TUTTI, scienziati e politici, come strumenti per decisionali per il breve. Per le scelte contingenti, quelle fatte con lo stomaco e non con il cervello. Una minor rilassatezza sui modelli matematici, sarebbe auspicabile. Il fatto che tu escluda dal paragone il caso del buco nero, la dice lunga. Probabilmente non lo ricordi, ma ai tempi della questione, ci furono alcuni fisici, sparsi per il mondo che, un po’ cavalcando il momento, un po’ per loro ignoranza della materia (non sono tutti premi nobel i fisici, o forse sì?), avevano alimentato l’hype e le paure. Non pensiamo che ogni volta che a parlare sia un fisico o un matematico, allora siamo in una botte di ferro. Solo perchè le leggi dell’universo ce le abbiamo in tasca (!).

    2) Le misurazioni del bilancio energetico marino sono sicuramente giovani, ma a quanto leggo pare siano molto promettenti. Perchè stroncarle, così come viene puntualmente fatto con quelle satellitari?

    3) Chiudo con una osservazione rivolta a Comoretto. E’ davvero stucchevole che su un sito terzo lei faccia riemergere una questione che, ai tempi, fu molto accesa ma che, tuttavia, ritenevo risolta e archiviata. Non è di certo un comportamento corretto.

    Saluti,
    Claudio Gravina

    • 26 giugno 2010 09:09

      Devo sistemare la seguente mia frase:

      Il fatto che tu escluda dal paragone il caso del buco nero, la dice lunga

      ovvero, la dice lunga sul nostro condizionamento dalla scienza.

      CG

    • 29 giugno 2010 14:30

      Claudio, scusa per i ritardi nelle risposte… sto ancora aspettando che mi rispondano per quella richiesta di giornate da 48 ore l’una (72 nei weekend) ;-)

      1a) Di nuovo, da quello che ho potuto vedere nelle mie ricerche, il consenso della comunita’ climatologica scientifica sull’origine antropica del riscaldamento e’ ormai assodato e ora ci si concentra sul tentativo di prevederne gli effetti e di cercare delle soluzioni per mitigarlo.

      1b) Politici e giornalisti sono noti per non approfondire gli argomenti di carattere scientifico e di utilizzarli a loro piacimento, ma questo esula dal nostro discorso

      1c) Escludevo il caso del buco nero generato dall’LHC con cognizione di causa, in quanto ne avevo discusso con fisici del CERN durante una mia visita, ma anche facendo due conti di tipo qualitativo il fatto non sussisteva. All’epoca, pero’, questo blog non era nemmeno ancora concepito. La tua osservazione, pero’, e’ pertinente ed in effetti e’ in linea con la mia osservazione che in casi particolarmente complessi, come il cambiamento climatico e la fisica delle alte energie, sarebbe meglio ascoltare coloro che davvero studiano la materia e non inserire nel calderone del dibattito la voce di ogni generico “scienziato”. Da questa mia osservazione puoi gia’ avere una mezza idea sul mio scetticismo nei confronti della “scienza postnormale”… non so se scrivero’ un articolo su di essa, magari se ne capitera’ l’occasione.

      2) Non sto stroncando le misure del bilancio energetico marino, la mia osservazione riguardava il fatto che, essendo giovani hanno una valenza temporale limitata, in quanto vi sono dati solo relativi al periodo dalla loro introduzione ad oggi. Identico discorso per le misurazioni satellitari. Non e’ una critica al loro uso, ma all’idea di sostituirle in toto a quelle terrestri da cui abbiamo una mole di dati maggiore che copre un’estensione temporale piu’ vasta. All’interno del loro periodo di validita’ ben vengano anche queste misurazioni che ci permettono di avere maggiori informazioni.

      3) Lascio al dottor Comoretto rispondere al tuo ultimo commento, precisando solo che (quasi) ogni commento qui e’ benvenuto e che spero questo blog possa diventare una piattaforma di discussione su molteplici argomenti e con svariati punti di vista.

  7. 11 agosto 2010 18:06

    Non vorrei tirar fuori ancora la “vecchia questione”, che onestamente mi sembra superata, non risolta. Ma provo a chiarire.

    C’e’ una forte tendenza (di tutti, non mi tiro fuori) a essere meno critici con le cose che portano acqua al nostro mulino. Per cui nel blog di Gravina, in genere di buon livello, e’ passata in un articolo la tesi che l’aumento di CO2 non possa causare un aumento dell’effetto serra, con argomentazioni assolutamente assurde. Lo considero uno scivolone, non una colpa del blog, il “severo controllo” non era ironico. Ma mi ha colpito (e continua a colpirmi) come la redazione non ne abbia preso le distanze.

  8. Andrea Falcioni permalink
    25 agosto 2010 20:10

    Scopro ora questo blog sul Clima e sorprende veder parlare gente in maniera complessivamente cordiale e pacata diversamente da quanto avviene su altri blog specie di natura ”scettica”…

  9. 27 gennaio 2011 18:59

    Gratis il modo x accumulare anidride carbonica e fermare il cambiamento climatico

    Ciao a tutti, come va?

    Il cambiamento climatico imperversa, per fermarlo bisognerebbe accatastare miliardi di tonnellate di anidride carbonica sotto forma di legno o cellulosa.

    Qualche anno fa Bill Clinton ( presumibilmente il chairman del governo mondiale) aveva promesso un ricco premio, un milione di euro, a chi avesse trovato un facile metodo per prelevare dall’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica.

    Vi spiego come, nella maniera che cerco di fare da oltre 20 anni rischiando la vita, subendo minacce di morte tutti i giorni, venendo boicottato, diffamato e perseguitato quotidianamente dagli scagnozzi di Bill Clinton: raccogliendo foglie.

    Provo a dirvi il problema completo.

    Da una parte bisogna interrompere le emissioni serra utilizzando la Serpentina di Schietti invece di petrolio, carbone, gas, legname.

    Poi bisogna riforestare ovunque possibile in particolare le aree desertificate subsahariane, anche coltivando alberi da frutta, perchè il legno è fatto di carbonio, che si ricava dall’anidride carbonica.

    Poi infine bisogna utilizzare le foglie di parchi, giardini e boschi per produrre cellulosa invece degli alberi delle foreste.

    Le foglie se vengono lasciate marcire nei boschi emettono gas serra. Idem se vengono bruciate negli inceneritori.

    Se invece venissero raccolte e lavorate per produrre cellulosa, l’anidride carbonica verrebbe immaganizzata. Possono anche essere utilizzate per produrre cubi e pannelli per edilizia.

    E non verrebbero tagliate le foreste per produrre carta igienica, scottex, carta.

    Pensate ai parchi e giardini di tutto il mondo, pensate ai boschi, pensate a quanti miliardi di tonnellate di foglie vengono prodotte ogni anno dagli alberi che vengono lasciate marcire o vengono bruciate negli inceneritori.

    Secondo i miei calcoli, insieme alla Serpentina e alla riforestazione, con le foglie in 15 anni sarebbe possibile fermare il cambiamento climatico.

    Parlatene a tutti, Schietti sa come fermare il cambiamento climatico, Schietti sa come immagazzinare miliardi di tonnellate di anidride carbonica, utilizzando le foglie per produrre cellulosa, ma ogni volta che ne parla cercano di ucciderlo.

    Nel 2008 in Val di Vara venne rasa al suolo la mia foresta con cui cercavo di dimostrare pubblicamente con servizi giornalistici quotidiani in internet che si poteva diventare ricchi, salvare le foreste e fermare il cambiamento climatico pulendo i boschi, raccogliendo foglie, ricci di castagne, pigne e tagliando alberi morti.

    Ogni volta che spiego che la soluzione al cambiamento climatico sono le foglie comincia a squillare il telefono di casa mia e subisco minacce di ogni genere, per favore aiutatemi.

    Grazie dell’attenzione, in attesa della Serpentina di Schietti, della cellulosa ricavata dalle foglie, la parola a Dio e alla prossima catastrofe generata dal cambiamento climatico, ogni volta sempre peggiore.

    Domenico Schietti
    http://domenico-schietti.blogspot.com/

    • 28 gennaio 2011 13:10

      Egregio Sig. Schietti (presumo sia Lei, anche se in diversi punti del suo commento parla di Schietti in terza persona),

      pubblico il Suo commento, anche se mi pare una semplice scusa per promuovere le Sue idee, perche’ mi permette di fare alcune considerazioni interessanti.

      1) Partiamo da: “Bill Clinton ( presumibilmente il chairman del governo mondiale)”… davvero? La teoria complottistica del governo mondiale e degli illuminati? Si rende conto che gia’ con questa premessa quanto scrive in seguito ha gia’ perso di molta credibilita’?
      2) L’accumulo di anidride carbonica sotto forma di legno o cellulosa non e’ certo un’idea nuova: e’ noto da moltissimo che gli alberi assorbono CO2 (anidride carbonica) ed emettono O2 (ossigeno). IL problema e’ che al momento la produzione e concentrazione di CO2 sono fuori equilibrio, ovvero eccedono di gran lunga la capacita’ delle foreste di processarla, e anche il rimboschimento non potrebbe essere l’unica soluzione, in quanto insufficiente.
      3) Usare le foglie per produrre carta: e’ un’idea possibilmente interessante, ma credo impraticabile. Lo credo per motivi pratici, prima che scientifici o tecnici: vi sono, infatti, industrie che hanno basato il loro intero business sulla vendita di carta ecosostenibile, ma tutte si basano su concetti di riciclaggio (uso di carta “post-consumer”), a volte integrata con polpa di alberi a rapido ciclo vitale, piantati proprio per questo motivo. Ovviamente questo processo risulta estremamente piu’ costoso rispetto alla raccolta e lavorazione di foglie come da Lei proposto. Perche’ allora non seguire quest’ultima strada? Lei mi dira’, forse, che fanno parte tutti della stessa cospirazione, che ricevono minacce di morte dal governo-ombra o chissa’ cos’altro. Il principio scientifico del ‘rasoio di Occam’ (http://it.wikipedia.org/wiki/Rasoio_di_Occam), mi suggerisce invece che la ragione sia da ricercare nella minore quantita’ di fibre e cellulosa presente nelle foglie, che renderebbero il suo approccio probabilmente inattuabile.
      4) La serpentina di Schietti e il moto perpetuo: rimando ad un mio precedente articolo (http://loscetticoerrante.org/2010/07/02/moto-perpetuo-ne-vedremo-mai-la-fine/)
      5) Non sono riuscito a trovare alcun riferimento all’abbattimento della ‘sua foresta’ in Val di Vara, se non in Suoi commenti ad altri articoli (commenti, per la cronaca, che sono l’esatta fotocopia di questo… dovrei forse offendermi per il fatto che non abbia nemmeno fatto lo sforzo di personalizzalo per me? Mah, La perdono ;-))

      Per concludere, sono preoccupato quanto Lei per gli effetti che l’inquinamento ha sul nostro pianeta, ma preferisco aspettare soluzioni piu’ verosimili ed affidarmi ad esse. Forse avrei dovuto ignorare il suo commento come ho visto fare altrove, ma ritengo che possa essere uno spunto interessante per imparare cose nuove.

      PS: non approvero’ l’altro suo commento sull’altro mio articolo, in quanto si tratta di un’ulteriore copia di questo

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