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La luce e l’arte

29 giugno 2010

Siccome quest’anno cade il cinquantesimo anniversario della costruzione del primo laser, siccome l’ottica fa parte dei miei interessi di ricerca e siccome mi è stato gentilmente chiesto dall’organizzatrice del prossimo Carnevale della fisica, eccovi un articolo sul legame tra la luce e l’arte.

La luce e l’arte e la luce nell’arte

Credo sia innegabile che  luce ed arte siano indissolubilmente legate fin dagli albori della coscienza artistica negli esseri umani: non solo la luce permette all’artista di vedere il soggetto ma gli permette anche di dare carattere alla sua creazione, di conferirle forza ed espressività. Pensiamo al chiaroscuro, i giochi di ombre nei dipinti in grado di alterare la sensazione trasmessa, o di dare una sensazione di tridimensionalità ad un supporto intrinsecamente bidimensionale, o alle ombre create da valli e rilievi nella pittura, in grado di cambiare la percezione di una statua o di un monumento a seconda della luce incidente e, di conseguenza, del momento della giornata, o, ancora, agli effetti cromatici della luce incidente sulle vetrate piombate delle chiese.

La luce, quindi, riveste un ruolo centrale nell’arte fin dai suoi albori (dell’arte, non della luce ;-)), ma è con l’avvento della fotografia, all’inizio del diciannovesimo secolo, che la luce diventa lo strumento stesso con cui l’opera d’arte viene creata; il nome stesso, fotografia dal greco foto e grafia, cioè scrivere con la luce, ce lo ricorda. Chiunque si diletti di fotografia conosce l’importanza della qualità della luce in fotografia e i grandi maestri sono in grado di utilizzare la luce per creare sensazioni, emozioni e atmosfere. Prendiamo le famose immagini di grandi fotografi del passato come Ansel Adams e molti altri: le loro foto, in bianco e nero, potevano evocare sensazioni forti, malinconia, tenerezza, potevano rendere più forte un volto maschile e più dolce un volto femminile, il tutto grazie ad un uso sapiente dei rapporti tra luci ed ombre, ovvero attraverso il controllo dell’intensità luminosa. Il bianco e nero permetteva anche un controllo più fine della luce in questo senso, ad esempio mediante l’uso di filtri colorati era possibile rendere più o meno drammatica una scena. La varietà cromatica stessa, nelle foto a colori, non è altro che l’espressione dell’interazione della luce con i vari oggetti nella scena e anche questa era uno strumento a disposizione dell’artista esperto, prima che strumenti di fotoritocco spostassero, in parte, l’attenzione del fotografo dal momento dello scatto a quello di post-produzione. A questo riguardo, nonostante l’avvento della fotografia digitale abbia segnato una vera e propria rivoluzione, rendendo più accessibile un mondo prima necessariamente legato a tempi relativamente lunghi (dover aspettare ore se non addirittura, orrore, giorni per vedere i risultati dell’applicazione del proprio talento), non ha cambiato il fatto che l’arte fotografica rimanga, per definizione, legata alla luce.

Discorso analogo a quello della luce in fotografia si può fare nel caso del cinema: anche qui la luce gioca il ruolo di strumento principale, ma, non essendo il film un supporto artistico statico, essa può essere ulteriormente sfruttata come componente dinamica, ad esempio per creare dissolvenze e stacchi temporali.

Più recentemente, però, la luce ha iniziato a svolgere anche ruoli meno convenzionali in ambito artistico e questa svolta e’ avvenuta con l’invenzione – avete indovinato – del laser!

Laser e arte

Quando fu inventato il laser,  esso fu definito, parafrasando, una soluzione in cerca di un problema. Nei suoi 50 anni di esistenza, ha trovato posto come soluzione ad un numero strepitoso di problemi, alcuni dei quali nell’arte.

Qui i laser ricoprono ruoli diversi, sia come strumenti artistici veri e propri, ad esempio nei vari laser show o per la creazione di sculture tridimensionali all’interno di blocchi di plastica trasparente, oppure come strumenti di supporto all’arte. Quest’ultima categoria comprende strumenti sempre più utilizzati e sofisticati per recuperare, analizzare e restaurare le opere d’arte. Attualmente, ad esempio, laser impulsati, ovvero che emettono luce a impulsi brevissimi e molto intensi, vengono utilizzati per ripulire opere d’arte che con il tempo hanno accumulato incrostazioni: l’abilita’ di restauratori altamente specializzati permette di eliminare lo sporco senza danneggiare l’opera, con risultati molto migliori rispetto ai metodi tradizionali e meno selettività rispetto al materiale di cui l’opera è composta. La tecnica utilizzata, l’ablazione laser, è molto simile a quella per la rimozione di tatuaggi indesiderati, ma con meno cicatrici come risultato (si spera, per lo meno)! Un gruppo di ricercatori dell’istituto di fisica applicata del CNR a Firenze (e dove altro, visto che si parla d’arte?) guidati dal Dott. Salvatore Siano sta conducendo esperimenti avanzati in questo ambito, attraendo anche l’attenzione della BBC, sul cui sito si può trovare un interessante articolo.

Oltre a questo, vi sono molti altri campi di applicazione dei laser per la conservazione delle opere d’arte, ad esempio la spettrografia. Con questo termine, in estrema sintesi, si definisce una famiglia di metodi sperimentali basati sull’analisi della luce riflessa o riemessa da un particolare campione, quando questo è illuminato da una particolare sorgente luminosa (spesso la luce di un laser di un colore specifico). Grazie a queste tecniche è possibile, per esempio, analizzare la composizione e lo stato di invecchiamento o ossidazione dei pigmenti utilizzati in un dipinto, oppure l’eventuale presenza di strati inferiori, come nel caso di tele dipinte e in seguito riutilizzate per altri dipinti. In passato queste analisi risultavano essere lunghe, richiedevano il trasporto dei dipinti in laboratori specializzati e, spesso, era necessario intervenire, in modo irreversibile, su piccole zone delle opere stesse; ora, invece, gli esperti di restauro e di conservazione dei beni culturali hanno a loro disposizione strumenti portatili che permettono di eseguire queste operazioni “sul campo”, ovvero senza la necessita’ di spostare le opere, e in modo non distruttivo o invasivo per l’opera stessa. Qui potete trovare un interessante articolo di recensione, in inglese, di varie tecniche per la conservazione di beni artistici mediante l’uso del laser.

In conclusione, mondi apparentemente opposti, come la scienza e l’arte sono, in effetti, molto più vicini di quanto si possa pensare in prima battuta e quella che, probabilmente, è la più antica attività prevalentemente umana beneficia, in modo sempre maggiore, di nuove scoperte e tecnologie. Se la scienza è lo strumento che ci permette di comprendere l’universo che ci circonda, l’arte è quello che che ci permette di esplorare l’universo che è in noi e il fil rouge che li unisce in modo indissolubile potrebbe essere un raggio di luce.

One Comment leave one →
  1. 27 maggio 2012 18:07

    bisognerebbe anche aggiungere in fatto di arte della luce il l.e.d.,il video-proiettore, il neon.. oltre la luce virtuale dell’elettro-numerico (digitale) ovvero il p.c.,molto usati nell’arte contemporanea,la vera,perchè usa gli strumenti della contemporaneità…..

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