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Hayabusa

8 luglio 2010

Nelle ultime settimane sono girate in rete, e non solo, diverse notizie riguardanti la sonda spaziale giapponese Hayabusa (falco pellegrino in giapponese). Il motivo e’ semplice: la sonda, dopo aver completato la sua travagliata missione, e’ tornata sulla Terra o, per lo meno, lo ha fatto una sua parte.

"Toppa" della missione Hayabusa. Immagine di proprieta' della JAXA, concessa per uso personale

L’agenzia spaziale giapponese, JAXA, ha lanciato la missione il 9 maggio 2003 con l’obiettivo di atterrare sull’asteroide Itokawa (dal nome di uno scienziato giapponese) e di prelevare dei campioni del materiale di cui e’ costituito. Si trattava di una missione unica nel suo genere in quanto non era mai stato tentato nulla di questo tipo. Itokawa e’ un piccolo (535 × 294 × 209 m) asteroide siliceo (cioe’ costituito di rocce ricche di silicati – composti del silicio) dalla forma di patata.

Foto di Itokawa scattata dalla sonda Hayabusa. Immagine di proprieta' di JAXA, per ulteriori informazioni: http://www.jaxa.jp/policy_e.html

Hayabusa, mediante rilevamenti radar, ha suggerito il sospetto che l’asteroide non sia un blocco unico di roccia ma l’aggregazione di piu’ asteroidi tenuti insieme dalla loro debole forza gravitazionale. Proprio quest’ultima costituisce una delle difficolta’ di questa missione, infatti per poter entrare in contatto con l’asteroide, Hayabusa ha dovuto seguire una traiettoria praticamente perfetta dato che il rischio di non essere catturato dal debolissimo campo gravitazionale di Itokawa era molto elevato. La sonda, quindi, si posiziono’ inizialmente in orbita eliocentrica (cioe’ attorno al Sole, in un’orbita simile a quella di Itokawa stesso) ad una certa distanza dall’asteroide (circa 20 km) per fare alcuni rilevamenti, per poi avvicinarsi fino ad atterrare. Il tutto con un alto grado di autonomia, in quanto la grande distanza provocava grandi ritardi di trasmissione.

La grande novita’ di Hayabusa fu lo scopo della sua missione: atterrare, prelevare campioni di superficie, ripartire dall’asteroide in direzione della Terra e, infine, fare in modo che il contenitore per i frammenti di asteroide tornasse a casa sano e salvo.

Purtroppo la missione e’ stata costellata di problemi. Innanzitutto il problema di un “robottino”, chiamato MINERVA, che avrebbe dovuto saltellare sulla superficie di Itokawa e raccogliere informazioni sull’asteroide, ma che invece fu rilasciato da Hayabusa quando si trovava a diverse decine di metri dalla superficie e quindi non fu catturato dalla debole gravita’ del corpo celeste e ora vaga per lo spazio. Una volta a contatto della superficie la sonda avrebbe dovuto sparare alcuni proiettili per fare in modo da rompere la roccia e sollevarne dei frammenti che sarebbero dovuti entrare all’interno della capsula destinata a tornare sulla Terra: non e’ sicuro che i proiettili siano stati sparati, ma si crede che questo non sia avvenuto e quindi eventuali frammenti di asteroide presenti nella capsula sarebbero dovuti al loro sollevamento in seguito all’atterraggio. Durante il viaggio di andata i pannelli solari della sonda furono danneggiati e, siccome i motori a ioni ricevettero meno potenza elettrica a seguito di questo evento, l’arrivo nei pressi di Itokawa fu ritardato, cosa che costrinse la JAXA ad accorciare la missione (la data della ripartenza non poteva essere cambiata per motivi di meccanica orbitale). Come se tutto questo non bastasse al momento della partenza per il ritorno, due dei tre giroscopi che ne controllavano l’assetto smisero di funzionare e durante il viaggio si persero le comunicazioni con la sonda per diverse settimane e, inizialmente due, poi tre dei quattro motori ionici smisero di funzionare.

Nonostante tutti questi contrattempi, a meta’ giugno scorso, e piu’ precisamente il 13, dopo 7 anni 1 mese e 4 giorni, la capsula che si spera contenga dei frammenti di asteroide e’ atterrata vicino alla base militare di Woomera in Australia. I miei piu’ sentiti complimenti a tutti alla JAXA per essere riusciti a completare una missione cosi’ complessa e ricca di contrattempi. La missione, infatti, si puo’ considerare un grande successo, in quanto ha permesso di verificare molte nuove tecnologie in condizioni particolari, come ad esempio i motori a ioni di Xeno.

Il resto della sonda Hayabusa, dopo un viaggio interplanetario durato 7 anni ha finito la sua vita in una scia di fuoco al rientro in atmosfera, cosi’ come previsto dalla missione.

Capsula per la raccolta e il trasporto di frammenti di asteroide. Immagine proprieta' di JAXA

Al momento non e’ ancora garantito che la capsula contenga effettivamente particelle di asteroide. L’apertura dell’importante contenitore, raffigurato a sinistra, procede tra mille cautele dal 24 giugno ad opera di scienziati della JAXA con il supporto della NASA. Fin’ora, ed e’ notizia degli ultimi giorni, si sa soltanto che essa contenga piccolissimi frammenti, dell’ordine di 0.01 mm. Il compito dei ricercatori ora e’ di stabilire se si tratti di polvere di asteroide o se abbia origine terrestre, cosa possibile visto che durante il decollo nel 2003 la capsula era aperta.

JAXA, restiamo in attesa di ulteriori sviluppi!

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