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L’anidride carbonica e il cambiamento climatico

22 ottobre 2010

Il riscaldamento globale antropogenico (AWG) e’ un argomento estremamente controverso (principalmente tra il grande pubblico, molto meno tra gli esperti del settore, come gia’ riportato qui), tanto che ancora oggi, dopo due decenni di studi e discussioni e innumerevoli studi, molti non sono convinti del legame tra il riscaldamento globale (per chi almeno crede che la temperatura terrestre si stia alzando in modo anomalo) e la presenza dell’anidride carbonica, o CO2, nell’atmosfera.

Preciso: nessuno puo’ negare che si tratti di un gas serra, dato che il meccanismo di assorbimento e rilascio della radiazione infrarossa, alla base dell’effetto serra, da parte delle sue molecole e’ dimostrabile e misurabile. No, quello che molti di coloro che rifiutano l’AWG contestano e’ l’effetto che questo gas ha sul clima e, soprattutto, l’effetto della frazione di CO2 “creata” dall’uomo (principalmente attraverso la combustione). Alla base di questa idea vi e’ il confronto del volume di anidride carbonica nell’atmosfera, paragonato con il volume di altri elementi che contribuiscono fortemente alla determinazione del clima terrestre, in primis il vapore acqueo, che contribuisce al riscaldamento attraverso l’effetto serra, e le nubi, che riducono il riscaldamento riflettendo parte della radiazione infrarossa prima che giunga al suolo (ma riflette anche la radiazione infrarossa che dalla Terra verrebbe emessa nello spazio, contribuendo anche al riscaldamento). Il volume di anidride carbonica nell’aria e’ certamente molto inferiore a quello del vapore acqueo e, anche considerando altri gas serra di “origine” umana, quali il metano, non si giunge di certo ad eguagliare la massa di vapore acqueo che impregna la nostra atmosfera. Se poi aggiungiamo che l’effetto serra del vapore acqueo e’ anche marcato, sembra che il il riscaldamento terrestre non possa che essere solo marginalmente influenzato dai gas scaricati da noi nell’atmosfera.

Ovviamente il quadro mostrato sopra e’ semplicistico e una prima critica, molto banale e che non richiede certo esperienza nel campo, consiste nell’osservare che i gas serra da noi introdotti nell’aria vanno a modificare quello che e’ un delicato equilibrio e che ogni grammo immesso e’ un grammo in eccesso. Per chi ha esperienza di elettronica o di teoria dei controlli, si tratto di un feedback positivo: un piccolo ritorno positivo alla lunga porta ad instabilita’, inizialmente di difficile individuazione, ma sempre piu’ evidenti con il passare del tempo e, soprattutto, ad evoluzione sempre piu’ veloce.

Si potrebbe parlare a lungo di tutto cio’, e viene fatto su molti blog, forum, giornali ecc. di entrambi gli schieramenti. Quello che vorrei fare qui, invece, e’ riportare la notizia di un recente studio condotto da ricercatori del Goddard Institute for Space Science della NASA. In un recente articolo (gratuito il sommario, il testo completo e’ a pagamento, mentre qui potete trovare una descrizione in inglese piu’ dettagliata) pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science, hanno chiarito il ruolo dei gas serra che non condensano (CO2, metano, ozono, ossidi di azoto, cluorofluorocarburi ecc.) e quello di quelli che invece condensano (principalmente vapore acqueo). Andrew Lacis e gli altri autori, con il loro modello, spiegano che la differenza di ruolo tra i due gruppi di gas consiste proprio nel fatto che condensino o meno. Nonostante il vapore acqueo e le nubi costituiscano il 75% dell’effetto serra, in assenza dei gas non condensanti non sarebbero in grado di sostenere il riscaldamento della Terra. L’esperimento condotto e’ piuttosto semplice (una volta che si ha il modello, ovviamente): i ricercatori hanno azzerato i gas serra non condensanti e lasciato solo l’effetto di vapore acqueo e nubi e poi hanno guardato l’effetto nel tempo. Il risultato e’ che in breve tempo il vapore acqueo condenserebbe e precipiterebbe al suolo. A quel punto, in assenza di qualunque effetto serra, il pianeta entrerebbe in un era glaciale permanente.

Questo studio, quindi, dimostra due cose: 1. la presenza di anidride carbonica e’ stato uno dei fattori che ha plasmato il clima terrestre fino a renderlo ideale per lo sviluppo della vita come la conosciamo e 2. l’immissione nell’atmosfera di un eccesso di CO2, rispetto ai valori di equilibrio, e’ direttamente correlata ad un aumento di temperatura globale. Oggi il quantitativo di CO2 nell’atmosfera e’ piu’ alto che mai, ed e’ innegabile che questo aumento sia causato dalla nostra societa’ industriale. Il riscaldamento provocato dall’aumento della CO2 nell’atmosfera causa un aumento dell’evaporazione dell’acqua e, conseguentemente, un aumento del vapore acqueo, che a sua volta e’ un gas serra… si puo’ capire facilmente come questo meccanismo sia un circolo vizioso.

Gli effetti del riscaldamento globale non si fermano qui, anzi, sono talmente tanti (ad esempio lo scioglimento dei ghiacciai che diluisce il sale negli oceani il quale ha un effetto sul clima e’ un altro micro-circolo vizioso) che fare previsioni sugli effetti a lungo termine, o anche sulla definizione di “lungo termine”, risulta estremamente difficile e i risultati sono molto incerti. E’ in questo ambito che nascono le discussioni e le controversie tra gli esperti, mentre la presenza del riscaldamento globale, cosi’ come la sua origine umana, sono fatti accertati ed accettati.

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