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Reattori nucleari, una breve presentazione e un’analisi di quello che e’ avvenuto in Giappone

25 marzo 2011

Alla luce della tragedia che ha colpito il Giappone nell’ultima settimana, si e’ diffusa una comprensibile e giustificatissima preoccupazione e un altrettanto comprensibile sospetto nei confronti di questa tecnologia. Questi sentimenti sono alimentati in non piccola misura da giornali e programmi televisivi generalisti che spesso alimentano il panico con mezze informazioni non ben ricercate.

Ecco allora, a grande richiesta un articolo che faccia seguito a quello precedente sulle reazioni nucleari. Qui andrò un po’ più in dettaglio sul funzionamento delle centrali e su cosa succede nel caso del disastro di Fukushima. La fisica e l’ingegneria nucleare non sono la mia specialità, quindi se qualcuno dovesse trovare errori ed imprecisioni, per favore me lo faccia sapere e provvederò a correggerli. Non partirò dalle basi, per cui vi rimando all’articolo precedente. Una piccola nota: non utilizzo la notazione standard per indicare gli isotopi a causa della limitatezza dell’editor di WordPress.

Le reazioni di fissione in una centrale elettronucleare.

La stragrande maggioranza delle centrali nucleari commerciali oggi in funzione usano Uranio-235 (U-235), e un prodotto dell’Uranio-238 (U-238), il Plutonio-239 (Pu-239) come combustibile fissile. L’U-235 e’ un isotopo dell’Uranio, molto più raro dell’U-238, che pero’ non e’ fissile, ovvero non si rompe facilmente all’arrivo di un neutrone generando energia, quindi per poter ottenere un combustibile sufficientemente efficiente, dobbiamo arricchire il nostro Uranio, in modo che contenga quantità più elevate di U-235. Come dicevo, l’U-238, all’arrivo di un neutrone con una velocità non troppo elevata non tende a scindersi, ma ad assorbirlo, trasformandosi in U-239, che pero’ e’ piuttosto instabile (tempo di emivita di circa 24 minuti) e tende a decadere, emettendo un elettrone (e un antineutrino, ma non complichiamo le cose) in Nettunio-239 (tempo di emivita di circa 2 giorni e mezzo) e, infine, attraverso l’emissione di un altro elettrone, in Pu-239. Notate che il numero che caratterizza l’isotopo, 239, non varia in questi decadimenti: il motivo e’ che questo numero, se ricordate, rappresenta la somma di protoni e neutroni nel nucleo e i due decadimenti beta sopra descritti emettono solo elettroni (e antineutrini), cosa che trasforma due neutroni in due protoni. L’effetto finale e’ quello di avere un atomo con due protoni in più (numero atomico maggiore: Uranio->Nettunio->Plutonio) e due neutroni in meno, ma la somma rimane invariata. Il secondo combustibile fissile, il Pu-239, viene, quindi, prodotto durante il funzionamento stesso del reattore.

Il Pu-239 e’ anche il materiale fissile più utilizzato nelle armi atomiche, quindi la sua presenza tra le scorie ha importanti conseguenze di sicurezza globale.

Altri prodotti importanti di fissione nelle convenzionali centrali elettronucleari sono lo Stronzio-90 (Sr-90, per i curiosi, il nome di questo elemento deriva dal villaggio scozzese di Strontian), il Tecnezio-99 (Tc-99), lo Iodio-131 (I-131) e il Cesio-137 (Cs-137). Vi sono altre scorie, ma sono meno importanti ai fini di questa discussione in quanto non radioattivi o a vita molto breve.

Vediamo quali sono i tempi di dimezzamento (o di emivita) degli isotopi citati e i loro meccanismi di decadimento:

Isotopo

Tempo di dimezzamento

Meccanismo di decadimento

Sr-90

28,5 anni

Beta- (2 volte)

Tc-99

211000 anni

Beta deboli

I-131

8 giorni

Beta e gamma

Cs-137

30,17 anni

Beta e gamma

U-235

700 milioni di anni

Alfa

U-238

4,5 miliardi di anni
(poco meno dell’eta’ della Terra)

Alfa

Pu-239

24100 anni

Alfa

Vi sono, quindi, isotopi con tempi di dimezzamento molto lunghi, come quelli dell’Uranio e del Plutonio. Questi hanno un livello di radioattività ridotto, in quanto lunghi tempi di emivita corrispondono anche a pochi decadimenti quando si prendono tempi di giorni o settimane. Inoltre il loro meccanismo di decadimento e’ attraverso l’emissione di particelle alfa, ovvero particelle costituite da due protoni e due neutroni (equivalenti al nucleo di Elio), che sono relativamente grosse e facilmente bloccate dalla pelle e da molti materiali. Per darvi un’idea, potremmo tranquillamente tenere in tasca dell’Uranio o del Plutonio in un sacchetto di plastica, senza conseguenze per la nostra salute.

Le cose cambiano, pero’, in caso questi isotopi entrino nel corpo, attraverso la respirazione o l’ingestione di polveri: essi, infatti, bioaccumulano, ovvero non vengono facilmente espulsi dal corpo e tendono ad accumularsi. In questo caso, anche i bassi livelli di radiazione emessa (il materiale permane a lungo in una certa zona del corpo irraggiandola costantemente) e la bassa penetrazione (il materiale si trova già all’interno del corpo) dell’emissione pongono potenziali pericoli per la salute, ovviamente dipendenti dai livelli presenti nel corpo. Il pericolo di assorbimento di questi isotopi e’, pero’, molto basso anche in casi di disastri come quello di Fukushima e la loro densità li rende poco propensi ad essere trasportati dal vento a grande distanza. Gia’ pochi chilometri di distanza dai reattori sono sufficienti a rendere il pericolo derivante da questi isotopi molto basso.

Gli isotopi con tempi di dimezzamento minori sono, invece, più radioattivi e costituiscono una minaccia maggiore per la salute. Essi, inoltre, decadono attraverso l’emissione di particelle Beta, un elettrone e un antineutrino, come abbiamo visto, che sono più penetranti o attraverso l’emissione di radiazione gamma, fotoni ad alta energia e alta penetrazione. Sr-90, I-131 e Cs-137 sono dunque i radioisotopi più pericolosi in questo disastro. Lo Iodio, in particolare, e’ molto radioattivo, emette radiazioni molto penetranti e forma un vapore che puo’ essere trasportato dai venti in quota. Dopo l’incidente a Fukushima, analisi di un campione di acqua hanno messo in evidenza livelli di Iodio-131 due volte piu’ alti del limite imposto dal governo Giapponese, motivo per cui e’ stata sconsigliata la somministrazione di acqua pubblica ai neonati. Al di fuori del Giappone i rischi legati a questo isotopo, ai livelli di emissione dai noccioli attualmente registrati, sono estremamente bassi, in quanto, nonostante i vapori possano essere trasportati dai venti, essi tendono anche a disperderli su un volume molto vasto: questo, unito al tempo di dimezzamento molto breve, che in questo caso e’ un bene. Il pericolo di contaminazione nucleare e’, al momento, estremamente basso al di fuori del Giappone e si riduce ulteriormente con la distanza, quindi non vi e’ alcuna necessita’ di andare a caccia dei prodotti antiradiazione di cui si e’ sentito parlare in questi giorni: lo ioduro di potassio protegge la tiroide in casi di alta contaminazione con I-131, ma non e’ privo di effetti collaterali e andrebbe assunto solo sotto raccomandazione medica, mentre tutti i farmaci omeopatici che stanno spuntando come funghi dall’alba del disastro (come un fantomatico medicinale omeopatico X-Ray, ovvero raggi-X, giuro che l’ho visto) semplicemente NON funzionano, come tutti i farmaci omeopatici e hanno come solo effetto quello di allontanarvi dal vostro denaro.

Concludo questa sezione con il grafico delle dosi radiologiche creato nei giorni scorsi da Randall Munroe di XKCD (cliccateci su per la versione ingrandita):

Le esplosioni

Nei primi giorni del disastro si e’ sentito parlare molto delle esplosioni nei reattori a Fukushima, molte volte senza un’ulteriore spiegazione. Questo, ovviamente, non fa altro che contribuire all’inquietudine di chi legge o ascolta. La prima reazione naturale e’ di pensare ad un’esplosione atomica legata ad un nocciolo fuori controllo. In realtà si tratta di tutt’altro: le esplosioni verificatesi nei reattori non sono state causate dal combustibile fissile, ma da Idrogeno gassoso, anche se il materiale radioattivo e’ una delle cause della presenza di Idrogeno. Come ormai sappiamo benissimo, i noccioli sono raffreddati ad acqua (in effetti, una centrale nucleare altro non e’ che un grosso motore a vapore) di modo che non superino le temperature di esercizio e i limiti di sicurezza. Viene usata l’acqua in quanto la sua capacita’ termica e’ molto elevata ed e’, quindi, in grado di assorbire molto calore prima di aumentare di temperatura. Il secondo elemento dell’equazione e’ l’involucro che contiene il combustibile fissile: esso e’ composto di una lega di Zirconio, metallo scelto per la sua bassa capacita’ di catturare i neutroni, che lo rende neutro nelle reazioni di fissione e la sua alta resistenza alla corrosione, necessaria, dovendo trascorrere la maggior parte della vita sommerso dall’acqua; lo svantaggio e’ che all’aumentare della temperatura lo Zirconio tende a legarsi all’ossigeno dell’acqua separandolo dall’idrogeno che, quindi, e’ libero di salire in superficie sotto forma di gas. Il terzo elemento dell’equazione e’, ovviamente, la temperatura fuori controllo dei noccioli. Quando i tecnici di Fukushima si trovarono nella necessita’ di ridurre la pressione all’interno dei reattori, aumentata a causa della temperatura, una grande quantità di idrogeno venne liberata nell’atmosfera, dove reagi’ violentemente con l’ossigeno causando un’esplosione.

La fusione del nocciolo

Per concludere questa breve analisi con un paio di considerazioni sul tema della fusione dei noccioli. Nella mia (limitata) lettura dei media che coprivano il disastro in Giappone ho notato un paio di cose che vanno corrette:

  • Spesso si e’ sentito parlare di Fusione Nucleare in riferimento alla possibile fusione del nocciolo. Questa e’ una terminologia molto impropria, in quanto il termine fusione nucleare si riferisce a tutt’altro processo, ovvero alla fusione di due nuclei di elementi leggeri (ad esempio l’idrogeno) per crearne di più pesanti, con liberazione di energia. Questa potrebbe essere una promettente tecnologia per la produzione di energia pulita in futuro, come spiegato più in dettaglio nel mio precedente articolo sulle reazioni nucleari. In questo caso, invece, si tratta di una più comune fusione del materiale componente il nucleo, cioè il suo passaggio dallo stato solido a quello liquido a causa dell’altissima temperatura. Il pericolo, in questo caso, e’ legato al fatto che se i contenitori in acciaio e cemento dovessero perforarsi, il materiale radioattivo liquido potrebbe disperdersi nel terreno in quantità elevate e rendere la situazione davvero drammatica per l’ambiente.
  • La causa dell’alta temperatura del nocciolo non viene mai veramente chiarita. Verrebbe da chiedersi come mai il nocciolo continui a produrre calore, perché non si possa spegnere la reazione e perché anche il combustibile esausto debba essere raffreddato. Le reazioni di fissione nucleare sono state immediatamente interrotte in maniera automatica alle prime scosse, mediante l’inserimento di barre di grafite che assorbono i neutroni e interrompono la reazione a catena; alcune fissioni spontanee continuano ad avvenire, ma sono piuttosto rare e non contribuiscono molto alla produzione di calore da parte del nocciolo. Detto questo, non e’ possibile spegnere completamente un reattore nucleare in un tempo cosi’ breve, a causa dei processi di decadimento spontaneo di cui parlavamo nel primo paragrafo: essi non sono controllabili e continuano indisturbati. Ogni decadimento trasforma un isotopo instabile in uno stabile, magari passando attraverso un secondo isotopo instabile, mediante l’emissione di radiazione (vedere la tabella più in alto) e la generazione di grandi quantità di energia. Questa energia si manifesta sotto forma di calore, TANTO calore, che deve essere rimosso dal nocciolo con l’acqua per evitare che esso fonda, come visto nel punto precedente.
  • Infine, a volte, poche a dire la verità, si e’ sentito che i tecnici hanno aggiunto Boro all’acqua di raffreddamento: questo e’ utile in caso le barre di grafite che prevengono la reazione a catena dovessero compromettersi a causa delle alte temperature. Il Boro, infatti, e’ un elemento con una grande capacita’ di assorbimento dei neutroni e potrebbe fare le veci delle barre in caso di emergenza.

Spero che questo articolo possa chiarire alcuni degli aspetti oscuri di ciò che e’ avvenuto e sta tutt’ora avvenendo nel nordest del Giappone. Come al solito ho scritto molto più di quello che avessi previsto, ma spero di non avervi annoiato (troppo).

13 commenti leave one →
  1. Fozzillo permalink
    25 marzo 2011 18:27

    L’alta temperatura del nocciolo a Fukushima mi ha fatto capire che in passato ero stato disinformato.

    Quante volte ho sentito dire che le centrali moderne sono sicure perché in caso di emergenza le barre di grafite scendono PER GRAVITA’ e la fissione viene interrotta.
    Quella dicitura “per gravità” mi aveva fatto credere che in assenza di energia elettrica si potesse mettere il reattore in sicurezza. Adesso scopro che non è così. Nel disastro di Chernobyl le barre non riuscirono a scendere completamente perché il reattore era già deformato dal calore. Ma a Fukushima sono scese correttamente facendomi scoprire che questo non basta.

    Questo secondo me è un punto CRUCIALE della sicurezza delle centrali nucleari, perché rimarrà sempre un margine di rischio, non importa quanto si costruisca un involucro o bunker resistente, ci potrebbe sempre cadere un meteorite sopra, non importa quanto siano alte le misure di sicurezza, dei terroristi potrebbero sempre riuscire a conquistare la centrale ecc… .
    Ma se questi rischi si possono considerare abbastanza bassi e quindi accettabili, secondo me, non si può accettare una centrale senza un “pulsantone rosso” che la spenga e la metta in sicurezza SUBITO senza ulteriore bisogno di energia e manutenzione. Una tale capacità di arresto rapido coprirebbe da un’infinità di imprevisti che, appunto, non si possono prevedere ma succedono, vedi Fukushima.

    Che tu sappia, esistono modelli di centrali nucleari che possono essere “spente” senza la necessità di ulteriore energia oltre a quella necessaria per “premere un bottone”?

    • 25 marzo 2011 19:20

      La reazione a catena può essere spenta mediante i moderatori in grafite che, come dici giustamente, dovrebbero funzionare in ogni caso. I decadimenti del materiale radioattivo, invece, non sono assolutamente controllabili, quindi una barra di combustibile radioattivo continuerà a produrre energia, sotto forma di calore e radiazioni.
      Per contro, i reattori a fusione nucleare non avrebbero gli stessi problemi: allontanandosi anche solo di poco dalle condizioni ideali, la produzione di energia cesserebbe immediatamente… Purtroppo queste condizion critiche sono anche il motivo per cui sono così difficili da realizzare.

  2. 30 marzo 2011 14:21

    Molto interessante e chiaro.

  3. Antonio permalink
    4 aprile 2011 14:58

    Grazie mille ;)
    Un seguito più che degno del primo articolo.

  4. Tejal permalink
    13 maggio 2011 18:28

    molto interessante il tuo articolo, anche per me che sono una profana. Volevo solo farti notare che la tua affermazione riguardo ai “fantomatici rimedi omeopatici come X-ray” è molto soggettiva. Forse prima di dovresti parlare con chi , per problemi di salute, è stato sottoposto a terapie irradianti e chemio e che con l’utilizzo dell’omeopatia (tra cui RaggiX, oltre ad altri rimedi) ha mitigato gli effetti collaterali e iatrogeni delle suddette terapie, a differenza di altri pazienti che hanno seguito il protocollo standard, senza avvalersi dell’ausilio di altre terapie.
    Ovviamente la percezione della realtà è soggettiva e determinata dalle nostre esperienze, ma affermare con certezza come fai tu che l’omeopatia non produce nessun effetto terapeutico, mi sembra un pò presuntuoso, a meno che tu non sia un omeopata laureato in medicina.
    Ciao

    • 16 maggio 2011 11:49

      Ciao Tejal, grazie per il commento.

      No, non sono ne’ medico ne’ omeopata, ma, per interesse, ho letto articoli scientifici, review (quei “meta-articoli” che analizzano un gran numero di altri articoli per verificarne i risultati e per analizzare gli effetti reali rimuovendo possibili errori e preconcetti) e commenti di persone che sono medici e ricercatori in medicina e i risultati consistentemente non mostrano effetti da parte dei medicinali omeopatici al di la’ dell’effetto placebo (che non e’, si badi bene, solamente un effetti di percezione, il corpo reagisce veramente in piccola parte anche a preparati privi di efficacia, se proposti opportunamente). Ecco una breve lista di review della nota Cochrane collaboration:
      1. http://www2.cochrane.org/reviews/en/ab000353.html Nessuna prova che indichi un effetto dei medicinali omeopatici per la cura dell’asma
      2. http://www2.cochrane.org/reviews/en/ab005648.html Nessun risultato positivo che suggerisca un effetto dei medicinali omeopatici nella cura dell’iperattivita e deficit dell’attenzione (ADHD)
      3. http://www2.cochrane.org/reviews/en/ab003803.html Nessun efficacia contro la demenza
      4. http://www2.cochrane.org/reviews/en/ab001957.html Nessuna prova che medicinali omeopatici possano prevenire l’influenza, ma maggiori studi sono necessari per valutare se possano ridurre il periodo di recupero
      5. http://www2.cochrane.org/reviews/en/ab003399.html Nessuna prova ce mostri un efficacia di medicinali omeopatici per l’induzione del travaglio

      Il mio campo di studio, invece, include fisica, chimica e ingegneria elettronica. Questo mi ha portato a lavorare direttamente con i raggi-x e mi ha fornito una base solida per poter affermare che il meccanismo proposto per catturare l’essenza dei raggi-x nell’acqua non ha alcun senso, cosi’ come non ha senso affermare che l’acqua possa avere una memoria (a meno che non si intenda una memoria di forma e si parli di acqua congelata).

      Per riassumere: gli studi clinici effettuati in doppio cieco non mostrano alcun beneficio oltre ad un effetto placebo e tutto quello che si conosce della fisica suggerisce che i meccanismi usati per spiegare l’omeopatia non possano funzionare.

      Detto questo, l’effetto placebo (in genere, non solo l’omeopatia) e’ un fenomeno molto reale (e ancora non del tutto compreso), che permette di mitigare i sintomi percepiti. Puo’ avere un suo posto nel trattamento degli effetti di terapie invasive come quelle che hai menzionato, ma non puo’ assolutamente sostituirle, come invece qualche sostenitore dell’omeopatia piu’ spregiudicato afferma. Il fatto, poi, di somministrare a pazienti “farmaci”, che la ricerca clinica ha mostrato inefficaci, sotto l’ombrello dell’effetto placebo puo’ avere una sua utilita’, ma apre seri dibattiti etici, in quanto puo’ configurarsi un problema di mancanza di trasparenza nei confronti del paziente.

      Spero di aver chiarito la mia posizione sull’omeopatia.

      Ciao

      • Simona permalink
        26 maggio 2011 11:57

        Ciao! Sono figlia di medici e conosco piuttosto bene l’ambito. L’omeopatia viene spesso screditata per motivi puramente economici legati agli interessi delle multinazionali. Sostenere che una molecola naturale è per forza superiore a una sintetica è si sciocco, ma come è sciocco sostenere che una molecola sintetica è per forza superiore a una naturale. Dipende dalla molecola. Io ho guarito al 90% un’allergia che mi durava da 15 anni con il ribes nigrum, un cortison like vegetale che ha agito sulle surrenali riassestandomi in 3 mesi le difese immunitarie, cosa che il cortisone classico in anni non aveva fatto, cosa che altri rimedi omeopatici non avevano fatto.. dipende dalla molecola come dicevo sopra. e aggiungo che sono una persona pessimista, ci credevo zero.. sono l’antiplacebo ;)

        inoltre ho curato gatti fiv (l’aids felino) con engystol, rimedio omeopatico che alza le difese immunitarie. i gatti non avevano più i raffreddori e le bronchiti crooniche tipiche della malattia.. vivevano il doppio dei gatti non curati. e i gatti non risentono del placebo mi pare ;)

        infine come volontaria curo uccelli affetti da una grave patologia per cui la medicina tradizionale non prevede nulla, trattandosi di un virus (malattia di newcastle o pseudopeste). l’interferone vegetale transfactor 21 omeopatico consente di salvare volatili moribondi.. che non sanno cosa sia il placebo ;)

        quindi… mi piace il fatto che cerchi di informarti ma non tutto ciò che riporti è corretto. i miei dati di fatto empirici sulla funzionalità di un rimedio omeopatico battono i finti dati riportati da chi ha tutto l’ interesse a svalutare l’omeopatia.

        sii uno scettico vero, sperimenta sul campo per conto tuo ;)

      • 26 maggio 2011 15:42

        Ciao Simona, grazie per il commento.

        Cerchero’ di rispondere a tutte le tue critiche, dovessi dimenticarne qualcuna non esitare a farmelo notare:

        1) Attenzione a non cadere nel tranello naturale=omeopatico. Un rimedio omeopatico ha una ben precisa definizione, spesso travisata dalle stesse persone che li vendono, per chiari motivi di convenienza. Un rimedio omeopatico e’ definito come un rimedio che di fatto non contiene NULLA del principio attivo. La definizione infatti prevede che il principio attivo sia diluito a tal punto da essere assente a tutti gli effetti e il funzionamento di tali trattamenti e’ ascritto ad un presunto indimostrabile e indimostrato effetto memoria dell’acqua che, per esistere, richiederebbe l’annullamento di buona parte della scienza come la conosciamo (a partire dal moto browniano fino a molta della chimica fisica, tutti effetti dimostrati in modi indipendenti e confermanti l’un l’altro).
        2) Detto questo, non ho mai affermato che una molecola naturale sia inferiore ad una sintetica (potremmo discutere per ore sulle definizione di naturale e sintetica, visto che anche quelle naturali vengono sintetizzate da animali e piante o create per effetti chimici, ma non stiamo discutendo di filosofia o filologia) o viceversa. Possiamo portare il classico ed abusato esempio dell’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’aspirina: uno dei composti naturali di maggior successo nella medicina. La medicina usa molti composti di origine naturale come principi attivi e non necessariamente sintetizzati, semplicemente purificati e concentrati. Questo per due ragioni: a. il principio attivo purificato e concentrato ha un effetto maggiore e b. isolando il composto utile per il suo effetto, si eliminano quelli con cui, necessariamente in natura, si trova mescolato che, se tutto va bene, sono inutili ma nel caso peggiore possono anche avere effetti collaterali importanti. Questo, quindi, permette di avere un maggiore controllo sugli effetti del medicinale.
        3) Attenzione anche ai rimedi vegetali: contrariamente ai rimedi omeopatici, questi contengono principi attivi, a volte in quantita’ considerevoli. Nonostante questo, essi non sono sottoposti ai controlli a cui devono sottostare i medicinali veri, quindi non sono in grado di garantire necessariamente una bassa tossicita’ su un campione vasto di popolazione e, meno ancora, un’efficacia nella cura di patologie. A tutti gli effetti si basano su studi volontari e, spesso, su tradizione e aneddoti.
        4) Puo’ essere che le grandi case farmaceutiche abbiano l’interesse a svalutare l’omeopatia (in realta’ non e’ vero, visto che anche loro sarebbero interessati a vendere questi rimedi: acqua zuccherata, senza dover eseguire nessun protocollo o trial clinico! Bonus!!), ma credi che, invece, le ditte (perche’ questo sono) che vendono prodotti omeopatici o naturopatici lo facciano a fin di bene e che non abbiano un ritorno economico? Il mercato dell’omeopatia in Italia e’ di circa 300 milioni all’anno ed in crescita… non mi sembra si tratti di un inezia e case come la Boiron non sono certo delle associazioni filantropiche (l’unico dato che sono riuscito a trovare dava il fatturato di questa azienda a piu’ di 400 milioni di euro per il 2009). Non cerchiamo, quindi, di dipingere sempre le case farmaceutiche come una macchina cinica per fare soldi (cosa che sono, ma sottoposta a stringenti controlli), credendo che i prodotti omeopatici vengano prodotti da individui che hanno a cuore solo il nostro benessere (cosa non vera e, per di piu’, queste ditte sono sottoposte a molti meno controlli).
        5) Anche gli animali domestici risentono dell’effetto placebo, per il semplice fatto che rispondono alo stato emotivo dei loro padroni o delle persone che li curano, cosi’ come i bambini rispondono allo stato emotivo e alle aspettative dei genitori. Detto questo, e’ perfettamente plausibile che gli animali da te curati siano stati curati non con prodotti strettamente omeopatici, come abbiamo visto al punto 1, ma prodotti vegetali contenenti principi attivi in quantita’ misurabile.
        6) Essendo figlia di medici, immagino tu sappia meglio di me che qualunque prova possa fare io sul campo per conto mio, avra’ un valore pari a zero dal punto di vista medico e che per ottenere risultati attendibili e statisticamente validi ci si deve affidare a trial clinici con randomizzazione dei soggetti e condotti in doppio cieco. Qualunque altra considerazione personale ha un valore, appunto, personale. Purtroppo tutti i test clinici condotti secondo queste modalita’ non hanno mai dimostrato effetti statisticamente diversi da quelli ottenibili con l’effetto placebo (vedi il mio commento precedente, che contiene diversi link a studi di questo tipo, e anche qui).

        Se vai a vedere il mio profilo, vedrai che sono un ingegnere elettronico e che non ho contatti diretti con il mondo della medicina e della farmacia (oltre a quelli che abbiamo tutti, ovviamente ;-)). Non avendo interessi palesi o nascosti (devi credermi sulla parola per questo) non credi che sarei io il primo ad essere entusiasta all’idea che una pastiglia di zucchero sia in grado di curare me, le persone che amo e la popolazione mondiale da qualunque afflizione, in modo veloce, economico e, soprattutto, senza effetti collaterali? Credimi, se ci fosse un minimo di prova dell’efficacia dell’omeopatia sarei il primo a propagandarla. Allo stato attuale? Preferisco affidarmi alla Medicina.

        Ovviamente non ho mai avuto la pretesa di affermare che tutto quello che affermo sia corretto, anzi, sono il primo ad affermare di commettere errori e ad ammettere di averne commessi (soprattutto in ambiti al di fuori delle mie specializzazioni), ma questo e’ il motivo per cui ho creato questo blog: per confrontarmi con altri. Prima di ammettere di aver commesso un errore devo essere in possesso di prove piu’ convincenti di quelle che mi spingono ad affermare qualcosa: credo che questa sia una delle definizioni di scetticismo. Se sbaglio, correggetemi ;-)

  5. Simona permalink
    26 maggio 2011 17:37

    riciao :D grazie per la risposta.

    transfactor 21, l’interferone vegetale, è definito rimedio omeopatico. esattamente come l’istamina vegetale (poumon histamine), utilizzata per ridurre i sintomi legati alle reazioni allergiche. e pure omeogriphi, che contiene echinacea e altre erbe che alzano le difese immunitarie. nessuno di questi rimedi è acqua zuccherata, tu li definiresti quindi naturali e non omeopatici.. ma le ditte che li producono li presentano come omeopatici. l’unico a non essere definito tale è il ribes nigrum. la questione pare perciò etimologica a questo punto…

    per quanto riguarda il placebo sugli animali ti assicuro che i piccioni accuditi con amore ma senza transfactor muoiono, la lipu ha una bella casistica. il rimedio contiene quindi principi attivi a iosa.. possiamo non definirlo omeopatico se per omeopatico si intende qualcosa di vuoto.. ma allora questo mi porta a dire che tanti rimedi omeopatici non sono in effetti omeopatici in quel senso.

    naturalmente le case che li producono guadagnano se no non camperebbero. la differenza è che non dominano un business così grosso. se lo avessero probabilmente ne approfitterebbero.. sta a noi sperimentare e scegliere le molecole naturali e sintetiche migliori. dobbiamo studiare per conto nostro ed essere medici di noi stessi.

    cambiando argomento: sul vecchio sito di twilightscience c’era una discussione su un modo per far decadere più velocemente gli isotopi radioattivi. purtroppo è andato perso dopo la chiusura di molotov. tu ne sai qualcosa?

    ti consiglio un vecchio metodo militare: lava le verdure con bicarbonato di sodio e beviti un po’ di acqua e bicarbonato ogni giorno. è chelante nei confronti di elementi radioattivi e aiuta l’eliminazione anche grazie al pH basico.

    • Simona permalink
      26 maggio 2011 17:46

      dimenticavo… lo scettico mette in discussione tutto ma non può affermare che qualcosa non funziona se non ha un proprio dato empirico certo. altrimenti rischia di precludere parte della verità. ;)

      sono una filosofa, l’analisi oggettiva è una mia deformazione professionale ^_^

    • 26 maggio 2011 21:50

      Ciao, figurati, sono qui per approfondire e confrontarmi :-)

      Purtroppo la definizione “omeopatica” non e’ solo etimologica, ma e’ spesso una strategia: i rimedi omeopatici sono percepiti come piu’ sicuri, proprio per il fatto di contenere tracce minuscole di principi attivi, quando ce ne sono del tutto, quindi affibbiare l’etichetta di omeopatico ad un prodotto che non lo e’ rappresenta una strategia commerciale, a discapito del paziente. Purtroppo il mercato dei rimedi “alternativi” e’ molto poco regolato, con la conseguenza che quasi chiunque puo’ affermare quasi qualunque cosa. I rimedi omeopatici propriamente detti non contengono alcun principio attivo (le diluizioni portano a concentrazioni di meno di una molecola per mole di acqua, quando va bene, fino a meno di una molecola all’interno di un numero di molecole di acqua superiori al numero di atomi nell’universo… non ha molto senso, vero?) e sono a tutti gli effetti acqua o pastiglie di zucchero.

      Sono sicuro che la lipu abbia una casistica vasta, ma non so quanto questa casistica sia stata compilata seguendo regole di stretto rigore scientifico. Non fraintendermi, da animalista se i pennuti in questione ricevono un beneficio da questo trattamento, sono davvero contento, ma non posso considerarlo un punto a favore dell’omeopatia o di determinati medicinali e tanto meno la cosa puo’ essere trasposta a qualsivoglia altro rimedio omeopatico/naturopatico, specialmente se per uso su umani.

      Purtroppo temo che la meccanica quantistica, e il nostro caro amico Heisenberg in particolare, impediscano la possibilita’ non solo di aumentare la velocita’ di decadimento di un atomo radioattivo, ma la possibilita’ stessa di prevedere quando un atomo decadra’… purtroppo quello e’ governato dal caso e i tassi di decadimento si possono studiare solo in modo statistico. Il fatto che non possano essere influenzati e’ l’esatto motivo per cui i tassi di decadimento possono essere utilizzati per datare reperti e rocce.

      Non ho mai sentito nulla riguardo al potere chelante del bicarbonato di sodio, specialmente nei confronti di materiale radioattivo e fatico ad immaginarne il meccanismo di funzionamento. Fortunatamente, in ogni caso, non vivo dentro un reattore nucleare quindi posso evitare di berlo, visto che non e’ che ne vada matto :-D

      Lo scettico, nella concezione moderna, non e’ qualcuno che deve provare sperimentalmente in prima persona, ma e’ qualcuno che cerca di informarsi da piu’ fonti e che cerca di mettere nuove informazioni in relazione a quanto gia’ conosce del mondo. E’ qualcuno che usa il metodo scientifico nel valutare affermazioni nuove, specialmente se queste sono in conflitto con lo status quo: affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie, affermava Carl Sagan. Non sarebbe praticabile cercare in prima persona dati empirici definitivi per tutto: prima di alzarmi dal letto la mattina dovrei procedere a dimostrare empiricamente che sono vivo, sveglio, che sia effettivamente mattina, che il mondo esista ancora e un migliaio di altre cose (si’, si tratta di reductio ad absurdum, ma e’ una logica conseguenza della tua affermazione ;-))

      • Simona permalink
        27 maggio 2011 09:57

        ti ricordo che i venti portano le particelle ovunque. nei nostri terreni sono state rilevate tracce di cesio degli esperimenti nucleari degli anni ’60 e di chernobyl. per non parlare delle tracce provenienti dalle armi all’uranio utilizzate in iraq. sono state anche rilevate tracce di iodio radioattivo nel latte in italia.

        come ho già ripetuto il transfactor è una molecola di origine vegetale analoga all’interferone. come funziona l’interferone sintetico (n.b. quello utilizzato per curare la sclerosi) funziona anche quello vegetale. se gi animali curati con quello guariscono e gli altri muoiono l’esperimento è scientifico eccome.

        mi dispiace ma non è possibile arricchirsi con un determinato atteggiamento. .senza offesa.. ma una persona che non conosce il potere chelante del bicarbonato (chiedilo a un chimico), lo nega a priori e mi risponde che non vivendo in un reattore non ne ha bisogno.. laddove anche i muri sanno che piccole dosi di radiazioni quotidiane nel tempo sono pericolose. beh.. allora temo che non possa essere un mio interlocutore.

        la tua pigrizia mentale non è utile. la tua risposta alla mia definizione di scetticismo è solo sciocca. una prova empirica è una prova empirica. continua a farti fregare dallo status quo. mi spiace per te. magari con il tempo maturerai…

      • 27 maggio 2011 15:10

        Certo, i venti trasportano particelle in giro, ma bisogna tenere presente l’effetto di queste particelle e, soprattutto, la loro densita’. Al momento non vi sono significativi innalzamenti alla radioattivita’ di fondo, quella a cui siamo sottoposti naturalmente (isotopi radioattivi sono presenti in natura) e a cui siamo adattati a vivere, per lo meno da noi. Per quanto riguarda lo iodio nel latte in Italia, non ho letto questi rapporti; per quanto non neghi la possibilita’, la cosa mi lascia un po’ dubbioso a causa del tempo di decadimento estremamente rapido dello iodio-131 (solo 8 giorni). Cerchero’ maggiori informazioni, comunque.
        Non ho negato l’esistenza del potere chelante del bicarbonato, ho detto di non conoscerlo (lo ammetto: non sono onnisciente ;-)) e ho concluso, con un battuta che mi spiace ti abbia offesa, per far capire che non sono preoccupato per i livelli di radiazione a cui siamo sottoposti quotidianamente (un semplice volo in aereo ci sottopone a livelli di radiazione svariati ordini di grandezza maggiori). Siamo costantemente sottoposti a radiazioni, anche ionizzanti, e lo siamo sempre stati, anche quando eravamo cacciatori/raccoglitori e ancora prima di essere homo sapiens, ma siamo adattati a vivere in queste condizioni per un tempo indeterminato mantenendo probabilita’ di danni seri relativamente basse. All’aumentare dell’intensita’ della radiazione, ovviamente, i tempi di esposizione sicura, ovvero quelli che non fanno aumentare in modo significativo i rischi, si riducono sempre piu’. Non ho mai messo in dubbio che essere esposti a radiazioni provochi danni, anche seri; tutto dipende, come sempre, dalla dose.

        Onestamente non ho capito il riferimento ad “arricchirsi con un determinato atteggiamento”.

        Di nuovo, non ho messo in dubbio l’efficacia del trattamento che usi alla LIPU e per trattare gli animali, ma continuo a contestarne la categorizzazione tra i rimedi omeopatici. Detto questo, ripeto, sono contento che funzioni e che la molecola vegetale di cui parli abbia effetti simili al suo analogo di origine sintetica. Se poi vi sono anche studi scientifici (e con questo intendo: sistematici, in ambienti controllati e seguendo un protocollo ben definito e riconosciuto) che provano l’efficacia, meglio ancora.
        Siamo d’accordo che non ho nessuna intenzione di contestare l’efficacia di questo (o alcun altro farmaco con principi attivi naturali) trattamento? Bene. Allora, quello che intendevo dire e’ che, non considerando io questo medicinale omeopatico (per come me l’hai descritto tu) nel senso stretto del termine, la tua esperienza, o anche uno studio accuratissimo di questo farmaco, non puo’ farmi cambiare idea sulla non efficacia dei rimedi omeopatici perche’ non lo e’. Tutto qui.

        Nonostante la tua precisa ed accurata disamina, punto per punto, della mia risposta e ridefinizione dello scetticismo, non riesco a vederne tutta la sua stupidita’… probabilmente a causa della mia pigrizia mentale.
        Nonostante il sarcasmo nella mia precedente risposta (me lo perdonerai visti alcuni passaggi del tuo commento precedente), non ho preconcetti e parametri stringenti nella scelta dei miei interlocutori, quindi spero vorrai continuare a commentare.

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